I POSTULATI DI DOW

La nascita ufficiale dell'analisi tecnica si deve a Charles Dow,
che  nel 1884 iniziò a tracciare un primo indice relativo a 11 titoli azionari quotati al New York Stock Exchange
dal quale poi derivarono gli indici Dow-Jones.

Charles Dow paragonava gli andamenti di Borsa alle maree:
come la progressiva accentuazione o il progressivo indebolimento delle successive ondate
rivela una fase di alta marea o una di bassa marea,
così un indice di Borsa, o il prezzo di un titolo, tradotto in grafico,
 rispecchia un ciclo al rialzo quando le fluttuazioni successive toccano punte sempre maggiori,
o rispecchia un ciclo al ribasso quando le fluttuazioni successive toccano livelli sempre minori.

Partendo da queste osservazioni lapalissiane, Charles Dow spese la sua vita per elaborare una teoria che fosse in grado di interpretare le fluttuazioni dei prezzi che avvengono nei mercati di Borsa, con il fine di prevederne la possibile futura tendenza.

Charles Dow

La teoria di Dow  si basa su cinque postulati:

1. Gli indici scontano tutto, in quanto i prezzi sul mercato scontano tutti i fattori economici, politici e sociologici.

2. Nei movimenti del mercato si possono individuare  tre distinti tipi di tendenze in base all'intervallo di tempo considerato: trend primario, trend secondario e trend minore.

3. L'andamento di un indice deve essere confermato dall'analogo comportamento di un altro indice.

4. La tendenza dei prezzi deve essere sostenuta da adeguati volumi di scambio.

5. Una volta stabilita la tendenza del mercato, questa resterà valida fino alla prova della sua inversione.

Analizziamo ora, punto per punto, questi postulati che sono la base della moderna analisi tecnica:

1. Gli indici scontano tutto, in quanto i prezzi sul mercato scontano tutti i fattori economici, politici e sociologici. Questo postulato si fonda sulla convinzione che i prezzi si formino in un mercato perfetto nel quale tutti gli attori agiscano con razionalità. Una convinzione che riflette un ottimismo a dir poco mal riposto. Non esi- ste difatti nessun mercato che possa definirsi perfetto, vale a dire un mercato dove i prezzi si formino in regime di concorrenza perfetta e dove vi sia la conoscenza perfetta di tutti i parametri del contesto. La maggior parte degli attori del mercato, inoltre, spesso agiscono sotto la spinta di impulsi irrazionali. Di conseguenza, questo postulato si fonda su false premesse. Fine dell'analisi tecnica? No, siamo solo all'inizio...

2. Nei movimenti del mercato si possono individuare  tre distinti tipi di tendenze in base all'intervallo di tempo considerato: trend primario, trend secondario e trend minore. Questo postulato, individua tre linee di tendenza che potremmo definire di lungo periodo ( trend primario) di medio periodo ( trend secondario) e di breve periodo ( trend minore ). Il primo si misura in anni, il secondo in mesi, partendo da un minimo di tre settimane, il terzo in giorni fino ad un massimo di tre settimane.

Se da una parte dobbiamo ammettere che
questo postulato segue un suo schema logico, ed anche utile sotto il profilo dell'analisi grafica, dall'altra bisogna dire che la scelta dei parametri è del tutto arbitraria.  Per fare un esempio: Dow stabilisce in tre settimane il punto di passaggio da una tendenza di breve periodo ad una di medio periodo, vale a dire dal trend minore al trend secondario. Perché tre e non quattro? Ed anche i trend potrebbero essere quattro al posto di tre, manca infatti una tendenza di brevissimo periodo, da misurarsi per ipotesi in ore, magari con un massimo di tre giorni che segni il punto di passaggio al trend superiore. Voi potreste chiedere, perché mai tre giorni e non due, o quattro, o cinque? Come vedete, tutto è discutibile.

Sempre con riferimento alla
tendenza, viene detto che questa può essere rialzista, quando i prezzi tendono a salire formando una serie di massimi e minimi crescenti; ovvero ribassista quando i prezzi tendono a scen- dere formando una serie di massimi e minimi decrescenti.

3. L'andamento di un indice deve essere confermato dall'analogo comportamento di un altro indice. Questo postulato deriva direttamente dal fatto che Charles Dow inizialmente aveva elaborato due indici: uno per i titoli ferroviari ( Transportation Average ) ed uno per i titoli industriali ( Industrial Average ). Osservando quello che era l'andamento  storico di questi indici, Dow era giunto alla conclusione che si poteva parlare di inizio di un trend rialzista soltanto se entrambi gli indici superavano un precedente massimo. Ovvero  si poteva parlare di inizio di un trend ribassista soltanto se entrambi gli indici raggiungevano un minimo inferiore al precedente. Nessun segnale rialzista o ribassista potrebbe quindi verificarsi se entrambi i settori non forniscono le stesse indicazioni. Per esempio, un massimo di un indice non confermato da un nuovo massimo dell'altro, è un chiaro segnale di debolezza della tendenza in atto.

Anche in questo caso
c'è una logica, ma la scelta dei parametri è arbitraria. La logica consiste nel con- statare l'ovvio: se i prezzi di tutti i settori salgono, la tendenza rialzista di un singolo settore risulta rafforzata dal generale clima di ottimismo. Quanto alla scelta dei parametri, Charles Dow aveva a diposizione due indici e usava quelli. Oggi ne abbiamo molte decine dai semiconduttori alle biotecnologie. Eppure, non ci crederete, ma esistono ancor oggi dei fedeli alle teorie di Dow che oltre un secolo dopo studiano i rapporti di convergenza o di divergenza fra il Dow Jones Industrial Average e il Dow Jones Transportation Average (indici che rappresentano l'evoluzione dei primi due creati da Charles Dow ) al fine di trarne auspici per il futuro! Seguendo la logica del postulato, forse farebbero meglio a confrontare un indice generale, come lo Standard&Poor 500, con l'indice di settore che analizzano. Ma come può un fedele di Dow adottare un indice che non porti il nome del maestro?

4. La tendenza dei prezzi deve essere sostenuta da adeguati volumi di scambio. Questo postulato mi trova completamente d'accordo, poiché è un dato acquisito il fatto che i prezzi siano tanto più significativi, quanto maggiore è il valore dello scambio che li ha generati. Quindi, all'interno di un trend rialzista, gli scambi saranno particolarmente elevati nei movimenti al rialzo, mentre subiranno un contrazione nelle fasi di correzione del trend, vale a dire nelle fasi di temporaneo ribasso delle quotazioni.  Nuovi massimi dei prezzi accompagnati da volumi in diminuzione, viceversa, sono un chiaro segnale di esaurimento della tendenza rialzista in atto. Naturalmente, lo stesso discorso, capovolto, vale in presenza di un trend ribassista.

5. Una volta stabilita la tendenza del mercato, questa resterà valida fino alla prova della sua inversione.
Qui la logica è quella di Monsieur de la Palisse, passato alla storia per aver affermato sempre l'ovvio. Chiaro che una tendenza sussiste sino a che non si inverte! Peccato che la prova di tale inversione, usando i dettami dell'analisi tecnica, spesso si rivela fallace.

Gli analisti tecnici chiamano questi costosissimi errori
falsi segnali. Falsi segnali che sono tanto numerosi a causa del fatto che gli indicatori presi in considerazione dall'analisi tecnica sono centinaia, quasi sempre basati su parametri scelti in maniera arbitraria e spesso in contraddizione fra loro. Fatto sta che i falsi segnali sono talvolta più frequenti dei segnali operativi esatti. Tanto frequenti, che si possono avere maggiori probabilità di non cadere in errore,  giocando a testa o croce con la classica monetina.


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