HEDGE FUNDS
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In origine, gli Hedge Funds ideati da Alfred W. Jones nel 1949, rispondevano effettivamente all'esigenza di
limitazione del rischio, assumendo posizioni rialziste (Long Positions) su titoli ritenuti sottovalutati e impostando
in contemporanea delle posizioni ribassiste (Short Positions) su titoli ritenuti sopravvalutati. In questo modo
Jones tentava di proteggere il capitale investito, annullando il rischio di mercato ed assumendo solo il rischio
specifico derivante dall’abilità di selezionare i titoli. Una impostazione, tutto sommato, corretta.
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Il verbo to hedge, in senso figurato, significa infatti coprire dai rischi. Nulla di più tranquillizzante.
In realtà, oggi, gli Hedge Funds sono fondi di investimento, non quotati in Borsa,
autorizzati ad operazioni altamente speculative,
che utilizzano strumenti come futures ed options, con i quali il rischio è elevatissimo.
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Gli Hegde Funds possono rappresentare un'alternativa d'investimento molto costosa e alquanto pericolosa per
la salvaguardia del proprio capitale. Se qualcuno ve li propone, sottoponetegli questo dato di fatto: George
Soros gestendo Hedge Funds è diventato miliardario, molti suoi clienti hanno perso miliardi. Quindi guardatelo
fisso negli occhi...
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ELIMINARE IL RISCHIO
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Nel 1998 fallì un Hedge Fund chiamato Long Term Capital Management, nel cui comitato di gestione erano presenti
addirittura due premi Nobel: Robert Merton e Myron Scholes, noti per aver creato un modello matematico per eliminare il
rischio come variabile nella equazione del prezzo delle options, ed i migliori trader della Salomon Brothers.
Con un capitale gestito di 4 miliardi di dollari, il fondo arrivò ad avere esposizioni per 1200 miliardi, usando uno strumento
chiamato leverage: una leva finanziaria che consente di operare per valori multipli del capitale posseduto, normalmente da
2 a 20 volte, in questo caso addirittura 40 volte il capitale!
Tanto erano sicuri i sistemi adottati dai trader del Long Term Capital Management per elimimare il rischio, che bastò un
momento di crisi nel mercato dei cambi delle valute asiatiche per provocare l'insolvenza dell'Hedge Fund. Insolvenza che
rischiò di mettere in pericolo la stabilità del sistema finanziario mondiale, tanto che fu concertato un salvataggio addirittura
planetario: la stessa Banca d'Italia, che aveva investito nel fondo tramite l'ufficio italiano cambi (UIC), mise a disposizione
250 milioni di dollari in aggiunta alla perdita totale dell'investimento iniziale.
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Curioso il fatto che a nessuno - tra tanti economisti e trader persi fra astruse formule matematiche - sia mai venuta
alla mente una verità a dir poco elementare:
eliminare il rischio di mercato è impossibile, poiché eliminare il rischio vuol dire eliminare il mercato.
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Esattamente dieci anni dopo la vicenda del Long Term Capital Management, nel pieno della bufera scatenata dai mutui
subprime americani, decine di Hedge Funds controllati da primarie istituzioni quali Citigroup, UBS, Bearn Stearn, HSBC,
Credit Suisse, Merrill Lynch, Paribas, etc, sono falliti miseramente per non aver compreso la semplice verità sopra citata.
Quindi, a questo punto, non ci sono possibili attenuanti: errare humanum est, perseverare autem diabolicum.
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ELIMINARE GLI HEDGE FUND
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In armonia con quella che è la nostra filosofia, naturalmente, non intendiamo certo proporre di eliminare questa
tipologia di investimento con un divieto: ciascuno si fa del male come può. Intendiamo, invece, eliminare gli
Hedge Funds dal panorama degli investimenti adatti ai nostri lettori.
Attenzione, però, nonostante che l'esperienza ed il buonsenso consiglino di stare alla larga da questo tipo di
fondi, la promozione del prodotto è spesso talmente raffinata da invogliare.
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Occhio all'imbroglio!
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