COME SI PRODUCE IDROGENO

L'idrogeno può essere estratto dall'acqua,
tramite un semplice procedimento chiamato
elettrolisi, nel quale si utilizza la corrente elettrica per dividere l'acqua nei suoi componenti: idrogeno e ossigeno.


In alternativa, lo si può estrarre da combustibili fossili, mediante processi termochimici.


In ogni caso, per produrre idrogeno, bisogna disporre di un'altra fonte di energia. In quanto l'idrogeno
è un vettore ed un accumulatore d'energia,
non una fonte primaria.

Le normali fonti di energia pulita e rinnovabile
 - eolica, idraulica, solare - hanno l'inconveniente di essere discontinue. La produzione di energia, infatti, è condizionata dal variare di fattori non controllabili come il vento o il sole. Così, accade che la produzione alle volte è insufficiente ed altre volte eccessiva.

L'idrogeno, al contrario è sia una vettore d'energia, come lo è per esempio la benzina, sia un accumulatore di energia che permette il recupero di energia altrimenti non utilizzabile.

L'ideale, quindi, sarebbe produrre idrogeno
mediante elettrolisi utilizzando fonti energetiche pulite
e rinnovabili. Ricorrendo al procedimento di estrazione da combustibili fossili, solo in casi di assoluta necessità.

Coloro i quali controllano le riserve di idrocarburi
del pianeta, non sono però dello stesso avviso.
Di conseguenza la maggior parte degli studi attuali riguarda l'estrazione dell'idrogeno dal gas naturale.

L'alternativa più valida resta però l'elettrolisi,
grazie anche al Progetto Archimede di Carlo Rubbia,
geopolitica economica permettendo...

SCHEMA DEL PROCEDIMENTO ELETTROLITICO

il progetto archimede


Carlo Rubbia, premio nobel per la fisica, inizia a sviluppare in Italia il cosiddetto Progetto Archimede, che punta sulla captazione e accumulo di raggi solari con specchi parabolici per arrivare, con una tecnologia innovativa Enea, alla disponibilità di energia. Ma nel 2005 viene licenziato dal governo Berlusconi per le sue critiche circa  l'umiliazione che la ricerca in Italia sta subendo.


Il Progetto Archimede per la produzione di energia pulita e rinnovabile, prevede l'utilizzo dei raggi del sole che vengono raccolti e concentrati da un sistema di specchi parabolici in grado di captare in modo continuativo le radiazioni solari che sono poi concentrate su un tubo assorbente, di nuova generazione tecnologica, posto sul fuoco delle parabole, al cui interno scorre un fluido termovettore.

Questo si scalda raggiungendo temperature molto elevate e si convoglia in un serbatoio a caldo. Da qui passa in uno scambiatore, in cui cede parte del calore che produrrà vapore da immettere nel gruppo turbine. A 550° si può svolgere l’operazione per produrre energia elettrica, ad oltre 850° si può operare per ottenere idrogeno. Un aspetto primario del progetto è che si ha la possibilità di accumulo, pertanto il processo può andare sia durante la notte che nelle fasi di cielo coperto.


19 maggio 2005, Carlo Rubbia dichiara al Corriere della Sera:


«
Abbiamo avviato un progetto il cui punto di partenza è l’energia solare, concentrata per mezzo di specchi, mentre quello di arrivo è l’idrogeno, ricavato direttamente dall’acqua, attraverso un processo termodinamico ad alta efficienza, che abbiamo da poco brevettato. Questo processo permette di produrre e accumulare idrogeno da utilizzare per una molteplicità di usi, a costi non molto più alti rispetto a quelli del gas naturale»


Il 16 luglio 2005, Carlo Rubbia viene licenziato e l'ENEA commissariata dal governo Berlusconi.
Il 23 settembre dello stesso anno, l'agenzia giornalistica ANSA riportò la seguente notizia:


«Il premio Nobel Carlo Rubbia andrà in Spagna a realizzare la centrale solare termodinamica che l'Italia gli ha negato. Il nobel italiano, presidente ENEA fino a pochi mesi fa, ha infatti deciso di partecipare alla realizzazione della prima centrale termodinamica solare in Spagna». Successivamente anche la Cina ha dimostrato grande interesse per tale nuova tecnologia, acquistandone i diritti di sfruttamento.




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