Nel gennaio 1997, con una Dichiarazione di Princìpi, venne resa pubblica l'esistenza di un progetto volto ad affermare
l'assoluta supremazia morale, politica, economica e militare degli Stati Uniti sul mondo intero.
Tale dichiarazione non era il delirio di onnipotenza di un oscuro gruppo di esaltati: era infatti sottoscritta da 25 personalità,
oggi comunemente indicate come neocons (neoconservatori), fra le quali Jeb Bush, Dick Cheney, Donald Rumsfeld e Paul
Wolfowitz ed altri firmatari che in passato avevano ricoperto incarichi di rilievo nelle amministrazioni Reagan e Bush senior.
Inoltre Robert Kagan, l'autore del libro «Usa contro Europa nel nuovo ordine mondiale», e Francis Fukuyama, autore del
best seller «La fine della Storia e l'ultimo uomo».
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Nella parte che venne resa nota al pubblico, curiosamente il progetto proponeva il rilancio di una politica di potere militare
e di supremazia morale, proprio in un contesto storico nel quale tale supremazia americana non era messa in discussione,
se non da parte delle solite frange ideologiche antiamericane "a prescindere".
Il muro di Berlino era caduto, l'Unione Sovietica non esisteva più, la Cina si avviava, se non verso la democrazia, almeno
verso l'economia di mercato, e la questione palestinese sembrava poter essere risolta. L'economia americana, intanto,
faceva faville grazie ai miracoli promessi dalla New Economy ed il bilancio dello stato si avviava a registrare storici surplus.
Infine, come conseguenza della fine della guerra fredda, gli USA si erano guadagnati il ruolo di unica iperpotenza militare
del pianeta, e di nemici credibili all'orizzonte allora non se ne vedevano.
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Suona perlomeno strano, quindi, che la parte del Progetto dei neoconservatori resa pubblica nel 1997
indichi che la missione americana fosse da attuarsi:
1) aumentando in modo significativo la spesa per la difesa;
2) rafforzando i legami con gli alleati democratici e sfidando i regimi ostili ai valori e agli interessi americani;
3) promuovendo la causa della libertà politica ed economica all'estero;
4) accettando la responsabilità del ruolo straordinario che l'America svolge
nel preservare e ampliare un Ordine mondiale propizio alla sicurezza, alla prosperità ed ai princìpi degli Stati Uniti.
Così come appare singolare il fatto che questi neocons,
da una parte dicano di voler promuovere la causa della libertà politica ed economica all'estero,
e dall'altra affermino la necessità di frenare la crescita politica, economica e militare dell'Unione Europea:
la massima espressione di libertà politica ed economica che esista al di fuori degli Stati Uniti.
Per quanto riguarda infine la politica energetica,
risulta chiaro sin dall'inizio il loro rifiuto a favorire lo sviluppo fonti energetiche alternative, come l'idrogeno,
preferendo invece acquisire il controllo, anche militare, delle residue riserve petrolifere del pianeta.
Nel Progetto, fra l'altro, viene detto esplicitamente che per portare a termine la loro missione
gli Stati Uniti debbono liberarsi dei vincoli imposti dal ruolo dell'Onu,
in particolare dal Consiglio di Sicurezza.
Il Progetto, inoltre, parla di un Grande Medioriente governato da regimi amici,
esteso dal mediterraneo all'oceano indiano e dal mar Caspio al golfo persico,
protetto dall'ombrello nucleare di una potenza regionale fidatissima: Israele.
Quale centro capitale del Grande Medioriente,
viene indicata la città di Bagdad: sia per la sua posizione geografica strategica,
sia perché le riserve petrolifere dell'Iraq sono seconde solo a quelle dell'Arabia Saudita.
Per accelerare la realizzazione del piano,nel 1998, i neocons non esitarono a scrivere al presidente Clinton,
sostenendo che era giunto il momento di intraprendere un'azione militare contro Saddam Hussein
ed offrendo il loro pieno appoggio nel caso Clinton avesse deciso un attacco all'Iraq.
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Nel novembre del 2000, George W. Bush viene eletto presidente degli Stati Uniti,
nel gennaio 2001 si insedia alla Casa Bianca, i neoconservatori vanno al governo
ed iniziano ad attuare il loro programma.
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