La grande svalutazione del dollaro attuata dall'ammistrazione Bush, che ha spinto l'€uro ad apprezzarsi del 50%
in quattro anni, è parte integrante del progetto politico dei neocons americani, volto a garantire agli Stati Uniti
una supremazia assoluta e indiscutibile in ogni campo: politico, economico, militare e... persino morale.
Nel campo economico, la svalutazione del dollaro serve infatti a mettere in difficoltà economie concorrenti, viste
dai neoconservatori come serie antagoniste al loro progetto: in primo luogo quella europea. Il fatto che
l'economia dell'Unione Europea sia sviluppata da paesi democratici, amici ed alleati, non li commuove. Frenare
la crescita politica, economica e militare dell'Unione Europea, è uno dei loro obbiettivi programmatici.
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In questa vera e propria guerra economica dichiarata dall'amministrazione americana, l'Unione Europea si
presenta di fatto disarmata, dal momento che alla Banca Centrale Europea (BCE) non sono stati attribuiti altri
compiti di politica monetaria che il mero controllo dell'inflazione nel mercato interno. E che la costruzione di una
vera politica economica comune è stata boicottata da alcuni governi europei, amici dei neocons americani.
Un insieme di circostanze che ha favorito la grande svalutazione del dollaro e l'ascesa dell'euro verso quotazioni
irreali, frenando la crescita dell'economia europea proprio in un periodo di tempo nel quale l'economia mondiale
viveva una fase di forte progresso. Figuriamoci, ci fosse stata una recessione!
Qualcuno in Europa sperava che il ribasso del dollaro, pur sfavorendo le esportazioni di prodotti europei,
avrebbe portato dei benefici al mercato interno grazie al minor costo delle materie prime che, come si sa, sono
quotate in dollari. Invece le materie prime sono aumentate a tal punto che al posto dei benefici si contano i
danni.
Altri speravano che, a seguito della guerra all'Iraq, almeno il costo del petrolio sarebbe diminuito. Al contrario, in
questi anni turbolenti, è addirittura raddoppiato: procurando ulteriori difficoltà ai paesi non produttori e profitti
crescenti alle compagnie impegnate nell'industria petrolifera.
Fino a quando i neoconservatori saranno alla guida del governo americano, lo scenario non si presenta
roseo per l'Europa. Gli Stati Uniti, però, sono una grande democrazia dove vige la regola dell'alternanza.
Ragion per cui, la politica attuale può essere oggetto di profondi cambiamenti: mancano meno di tre anni al
prossimo anno elettorale. Dopodiché, la politica può cambiare. Ed i mercati, com'è nella loro natura, potrebbero
prenderne atto con il dovuto anticipo se la popolarità del governo Bush rimanesse ai bassi livelli attuali ovvero
addirittura declinasse.
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