Si dice che, in economia, gli americani ragionino a trimestri, gli europei ad anni e gli orientali a decadi. Sotto
questo aspetto, non deve quindi destare meraviglia il fatto che il processo riformatore timidamente iniziato in
Cina nel 1978, abbia prodotto i suoi benefici effetti lungo un arco di tempo evidentemente inconcepibile per i
progettisti di politica economica che operano in altre culture.
Negli ultimi venti anni il prodotto interno lordo (PIL) della Cina è cresciuto ad un tasso di incremento medio che
supera largamente il 9% annuo, portando il paese a quintuplicare la sua quota di presenza nel commercio
internazionale. Di fatto, oggi, la Cina è diventato il quarto paese del mondo per importanza economica e non
sembra voler fermare la sua lunga marcia: per il 2006 la crescita del PIL è stata del 10,5%.
Nel 2006 il prodotto interno lordo cinese ha rappresentato circa il 15,3% del PIL mondiale con 10.000 miliardi di
dollari, al terzo posto dopo i 12.900 degli Stati Uniti e gli 12.800 dell'Unione Europea. L'Unione Europea, però,
ha un tasso di crescita del 2,8% mentre gli Stati Uniti registrano un progresso del 3,2%. Con tali differenziali di
crescita, il sorpasso della Cina è solo questione di tempo. E neanche tanto.
In più, mentre gli Stati Uniti crescono del 3,2% bruciando risorse pubbliche in forza di un deficit statale che arriva
a sfiorare i 900 miliardi di dollari, la Cina si trova a vivere in un circolo virtuoso nel quale una crescita più che
tripla di quella americana arreca al bilancio dello stato cinese un attivo stabile nel tempo (179 miliardi di dollari
nel 2006) che ha permesso, fra l'altro, la riduzione del tasso di povertà dal 53% al 7% della popolazione
nell'arco degli ultimi venti anni.
Se poi poniamo attenzione alla bilancia commerciale, scopriamo che il deficit accumulato nel 2006 dai paesi
dell'Unione Europea è di 136 miliardi di dollari, quello americano addirittura di 838, mentre la Cina gode di un
attivo della bilancia commerciale di 197 miliardi. Infine il debito pubblico, che per la Cina è al 22,1% del PIL
contro il 64,7% degli Stati Uniti.
La somma di tutte queste meraviglie, però, incomincia a creare dei problemi sia a livello interno, che sul piano
delle relazioni economiche e commerciali internazionali. Problemi che andremo ad analizzare, nelle pagine che
seguono, partendo dai falsi problemi sollevati in questi ultimi tempi in molti paesi occidentali.
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