All'inizio, le imprese occidentali hanno intravisto nella crescita dell'economia cinese la possibilità di ricalcare le
politiche neocolonialiste applicate in alcuni paesi in via di sviluppo, in particolare del sud-est asiatico:
sfruttamento della mano d'opera a basso costo e mercato di sbocco per prodotti di consumo oramai obsoleti.
Una politica che definire miope è troppo poco.
La presunzione insita in gran parte della cultura occidentale, economica e non, considerava infatti la Cina solo
un'immenso laboratorio manifatturiero ove produrre con poca spesa il frutto del proprio ingegno ed un mercato
potenziale di 1,3 miliardi di consumatori cui rifilare prodotti altrimenti invendibili. L'ingegno e la creatività erano
immaginate dall'occidente di propria esclusiva pertinenza.
Come sempre accade, quando all'analisi attenta e ragionata si sostituisce l'arrogante pregiudizio, si incorre poi
in clamorose topiche. Così solo oggi ci si comincia ad accorgere che l'egemonia tecnologica che sta alla base
della supremazia economica americana, europea e giapponese, inizia ad essere messa in discussione.
Il discorso è semplice, sino ad oggi gli Stati Uniti hanno di fatto imposto al resto del mondo la maggior parte
degli standard tecnologici, grazie al fatto di essere la sede del mercato interno più importante del pianeta.
Europa e Giappone hanno seguito a ruota. Questo, sino ad oggi. Il domani, però, sta già arrivando.
Attualmente la Cina è il più importante mercato mondiale per i computer ed i semiconduttori per telefoni cellulari:
l'Unione Europea è al secondo posto, seguita al terzo dagli Stati Uniti. Questo significa che il monopolio degli
standard tecnologici potrebbe avere i giorni contati.
Con riferimento al mercato dei telefoni cellulari, per esempio, alla fine del 2004 in Cina c'erano 334 milioni di
clienti di telefonia mobile, contro i 314 dell'Unione Europea ed i 158 degli Stati Uniti. Un divario che tenderà ad
aumentare sempre di più: già nel 2006 il numero degli utenti di telefonia mobile supera i 460 milioni.
Sempre riguardo al mercato dei telefoni cellulari, la produzione cinese nel 2004 è stata di 240 milioni di pezzi,
nel 2005 vi è stata la discesa in campo di 40 nuovi produttori che hanno fatto lievitare la produzione del 2006 a
450 milioni di telefoni cellulari, 350 dei quali destinati all'esportazione.
Di fronte a questi numeri, nessuno può crogiolarsi nell'illusione di poter mantenere il predominio degli standard
tecnologici nel settore. Lo stesso discorso, naturalmente, vale anche per le tecnologie informatiche, computer e
semiconduttori, etc.
Nel 2004 gli utenti cinesi della rete internet erano 94 milioni, contro i 206 dell'Unione Europea ed i115 degli Stati
Uniti, ma già nel corso del 2005 vi è stato il sorpasso sugli Stati Uniti. In dodici mesi infatti è stato superato il
numero di 150 milioni di utenti, mentre il prossimo traguardo è quello di superare l'Unione Europea già nel 2007.
Questi sono i dati su cui riflettere, non i prezzi stracciati di mutande e magliette da mercatino rionale. La vastità
del fenomeno cinese porterà inevitabilmente all'affermarsi di nuovi standard tecnologici di produzione che, per
ragioni di economie di scala, finiranno per soppiantare quelli attuali.
Quindi la grande sfida per gli anni a venire è in realtà il controllo degli standard di produzione del settore
informatico e delle telecomunicazioni, non certo il settore manufatturiero a basso contenuto tecnologico.
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