ROMPICAPO CINESE
scenari possibili e conseguenze pratiche per gli investitori

la grande sfida




















Il problema principale della Cina è paradossalmente il suo successo: cresce troppo e troppo in fretta. Tanto che dal 2004 in poi il governo è più volte intervenuto per raffreddare la crescita economica, sia applicando politiche monetarie più restrittive, sia lasciando fluttuare in maniera controllata il tasso di cambio. Raffreddare, per modo di dire, visto che il tasso di crescita considerato "normale" è intorno al 9%.

Nonostante ciò nel 2006 la crescita economica cinese è stata del 10, 5% e l'enorme flusso di investimenti esteri non accenna a rallentare. Il problema della Cina, quindi, non è economico: è politico. E si presenterà fra qualche anno, quando il paese si troverà ad un passo dalla leadership economica - e quindi anche politica - mondiale. Una prospettiva lusinghiera ma pericolosa...

Le straordinarie dimensioni unite all'inarrestabile crescita economica, potrebbero portare il paese a ricoprire il ruolo di leader dell'economia mondiale, non soltanto grazie alla ricchezza prodotta ed al peso assunto nel commercio mondiale, ma sopratutto grazie al
controllo degli standard tecnologici di produzione.

Il controllo degli standard tecnologici è
un fattore strategico importante quanto il controllo delle fonti di energia. Sappiamo bene quanti e quali conflitti siano stati generati per il controllo delle fonti energetiche, così adesso in molti paventano la possibilità di un futuro scontro finale fra Stati Uniti e Cina.

Escludendo l'opzione militare - la Cina è una potenza atomica ed è un boccone tanto grande da risultare indigeribile persino per una iperpotenza planetaria - resta la guerra economica. Tale scenario vede ancora una volta la Cina avvantaggiata rispetto agli Stati Uniti, se non altro perché le imprese americane sono i maggiori investitori esteri nel paese e la Cina è uno dei massimi creditori del debito pubblico americano. Danneggiarla seriamente sarebbe autolesionismo.

Nel solo mese di giugno 2005, tanto per fare i due esempi più eclatanti: la Bank of America ha investito ben 3 miliardi di dollari per acquisire il 9% della China Construction Bank
, assieme ad opzioni per il raddoppio della propria partecipazione nei prossimi cinque anni; mentre Warren Buffet che ha appena investito 250 milioni di dollari per acquisire il 6% della compagnia di assicurazione China Life, le cui azioni sono quotate anche a New York, sembra che voglia raddoppiare a breve la propria partecipazione. Mentre Goldman Sachs ed il colosso tedesco delle assicurazioni Allianz, secondo il Wall Street Journal, sono vicine ad un accordo per acquisire il 9,9% della Industrial Commercial Bank of China (ICBC), per un valore di circa 3,5 mld di dollari.


Da notare che tali acquisti sono da considerarsi investimenti puri, essendo esclusa ogni possibilità di scalata.


Infine la Cina ha siglato strategiche alleanze in campo economico con Brasile, Russia e India, vale a dire con gli altri protagonisti della ripresa economica di questi anni. Tutte potenze che, a vario titolo, non vedono di buon occhio il quasi monopolio americano degli standard tecnologici di produzione. Una mossa vincente che è stata, fra l'altro, anche favorita proprio dalle esplicite pretese di dominio planetario dei neoconservatori americani. La presenza cinese inoltre è in netta ascesa in Africa; dell'Area Pacifico, poi, non ne parliamo...

D'altra parte ognuno gioca come sa: gli americani a poker, gli inglesi a bridge, gli europei ai tarocchi, i russi a scacchi ed i cinesi a mahjong: un vero rompicapo per chi non ha strategia, pazienza ed un acuto senso di osservazione. Coloro i quali intendono competere con la Cina, forse dovrebbero imparare a giocare a mahjong.



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la lunga marcia dell'economia cinese -
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falsi problemi, stupide ricette -
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il vero futuro problema -
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