Per fronteggiare un'emergenza energetica già ampliamente prevista nel secolo scorso, le "teste pensanti" del
movimento neoconservatore americano non hanno esitato nel predisporre un piano strategico che ponesse il
loro paese al riparo dalle inevitabili conseguenze economiche dell'evento.
Fossero stati uomini di buona volontà, avrebbero predisposto la progressiva emancipazione dell'economia
degli Stati Uniti - e quindi indirettamente anche del resto del mondo - dalla sudditanza degli approvvigionamenti
petroliferi, favorendo lo sviluppo delle tecnologie per lo sfruttamento delle energie rinnovabili al fine di renderle
economicamente vantaggiose già nel medio periodo.
Purtroppo per noi, il loro approccio fu invece quello di studiare come trarre profitto politico ed economico dalla
crisi energetica annunciata. Il loro ragionamento fu di una semplicità agghiacciante: dal momento che le riserve
di petrolio vanno esaurendosi, noi dobbiamo assolutamente prendere il controllo di quelle esistenti così potremo
dominare il pianeta. Questa è la loro soluzione al problema.
Nel 1997 venne reso di pubblico dominio il cosidetto Project for the New American Century (Pnac), vale a dire
il Progetto per il nuovo secolo americano, volto ad affermare l'assoluta supremazia morale, politica, economica
e militare degli Stati Uniti sul mondo intero (http://www.newamericancentury.org).
Fra i proponimenti di coloro i quali sarebbero poi diventati poi l'ossatura portante dell'amministrazione Bush, la
creazione di un Grande Medioriente. con capitale Bagdad, diviso in stati-provincia governati da regimi amici,
esteso dal mediterraneo all'oceano indiano e dal mar Caspio al golfo persico, protetto dall'ombrello nucleare di
una potenza regionale fidatissima: Israele.
Alla luce di questo dato, la tabella della International Energy Agency (IEA) riguardo i primi cinque paesi del
mondo per riserve di petrolio stimate nel 2004, spiega la politica estera americana negli ultimi anni meglio di
qualsiasi elucubrata analisi di alta geopolitica:
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La vignetta satirica pubblicata dalla rivista satirica online Cox & Forkum (http://www.coxandforkum.com/) coglie
appieno l'ambiguità dei rapporti fra gli Stati Uniti ed i regimi arabi cosiddetti "amici", ed in particolare l'arabia
saudita patria degli esecutori materiali degli attentati dell'11 stettembre 2001.
Una ambiguità che caratterizza anche la propaganda americana finalizzata ad influenzare l'opinione pubblica
mondiale: si fanno interventi militari per portare la democrazia nei "paesi canaglia" del Medioriente, ma si tace
sui dispotici regimi che governano i "paesi amici" mediorientali, dove la tortura ai prigionieri è pratica comune
ed alle donne sono negati anche i diritti più elementari, come guidare da sole un'automobile!
La ragnatela di interessi e corruzione, da sempre strettamente connessa al commercio del petrolio, è talmente
fitta, vasta e diffusa che ha spinto a sostenere i regimi più impresentabili, mentre i governanti di di quasi tutti i
paesi del mondo erano intenti a frenare in ogni modo lo sviluppo delle tecnologie per lo sfruttamento delle
energie rinnovabili ed a promuovere l'utilizzo del petrolio.
La verità è che dal petrolio si ricavano tangenti miliardarie, dall'acqua, dal vento e dal sole - per il momento - no.
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