Il problema circa l'opportunità dell'ammissione della Turchia nella Unione Europea è una di quelle questioni che
scaldano gli animi per ragioni puramente ideogiche, spesso fondate sul pregiudizio storico. Ora, come sempre
accade in questi casi, le passioni rischiano di far perdere la lucidità a chi dibatte, impedendo così un sereno ed
obbiettivo giudizio.
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Le ragioni storiche, politiche e religiose, di chi cerca di contrastare l'ammissione si confrontano con le ragioni
storiche, politiche e religiose, di chi cerca invece di favorirla. Resta il fatto che la Turchia - in virtù del trattato di
Ankara stipulato con la CEE nel 1963 - è già un paese associato alla Unione Europea con la quale ha realizzato
anche una unione doganale.
D'altra parte, una inequivocabile scelta europeista della Turchia risale a quasi un secolo fa, quando il grande
riformatore Kemal Ataturk fonda uno stato laico che adotta caratteri latini per la scrittura. Nel 1934 la Turchia
riconosce alle donne i diritti politici, quattordici anni prima dell'Italia e trentasette prima della Svizzera!
L'adesione alla NATO del 1952, al di là del suo significato di alleanza militare, rappresenta inoltre un segnale di
continuità nella lenta ma costante marcia di avvicinamento alle nazioni della Europa occidentale, oltre che una
precisa scelta di campo al tempo della Guerra Fredda.
La scelta turca quindi è una scelta ponderata e consolidata, ma non irreversibile. Di fronte ad un cortese ma
netto rifiuto da parte dell'Unione Europea a portare avanti delle trattative che, nell'arco ragionevole di dieci anni,
dovrebbero ammettere la Turchia quale membro dell'Unione a pieno titolo, il paese potrebbe essere risucchiato
dal vicino e turbolento medioriente.
L'orgoglio ferito da un trattamento iniquo ispirato dal pregiudizio e non dalla ragione, che preveda due pesi e
due misure, potrebbe difatti scatenare una pericolosa deriva islamista, alla quale si sommerebbe il giusto
rancore dei laici che per tanti anni hanno pazientemente lavorato per far evolvere il paese in senso europeo.
Gli integralisti cristiani alleati con gli integralisti islamici nel promuovere ed alimentare lo scontro di civiltà, ne
sarebbero ben lieti. Questi amanti delle tempeste che a tal scopo seminano vento, sognano infatti un ritorno ai
secoli bui del medioevo: sono quelle le "radici cristiane" dell'Europa di cui parlano, non certo gli insegnamenti di
amore e fratellanza di nostro signore Gesù Cristo.
Cosa c'entra tutto questo discorso con l'economia? C'entra in quanto equilibri gli geopolitici di un'area, in
questo caso quella europea, incidono profondamente sulle prospettive economiche. E quindi sono di grande
rilevanza per gli investitori di medio lungo periodo ai quali questo sito si rivolge. Così, dopo una breve analisi sui
pregiudizi storici, sulle questioni ancora aperte e sugli schieramenti pro e contro, una pagina utile per chi
desidera investire nel mercato finanziario turco.
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