Nell'agosto 1960 la Gran Bretagna concesse a Cipro l'indipendenza. Un greco, l'arcivescovo Makarios, fu eletto
presidente, mentre il turco Kükük divenne vicepresidente. Nel 1967 un colpo di stato militare portò al potere in
Grecia una feroce e brutale dittatura passata alla storia come "il regime dei colonnelli".
Nel 1974 i colonnelli organizzarono un colpo di stato a Cipro con il quale deposero il presidente Makarios, al
fine di porre l'isola sotto il controllo del loro regime. La Turchia allora reagì con l'invasione dell'isola per tutelare
la minoranza turca. I greci si ritirarono, i turchi no. Da allora, l'isola è divisa in due.
La repubblica turca di Cipro, riconosciuta come stato sovrano solo dalla Turchia, nel 2004 ha votato a favore di
una riunificazione dell'isola. La parte greca ha votato no. Di conseguenza, nella Unione Europea è entrata solo
una metà dell'isola lasciando in una sorta di limbo l'altra parte.
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I curdi sono uno dei tanti popoli della terra che non hanno una propria nazione. Le loro genti sono sparse fra
Turchia, Siria, Iraq e Iran, e vantano una storia antica di 1400 anni. Dalla caduta dell'impero ottomano in poi,
hanno lottato e lottano per ottenere un loro stato indipendente, sia attraverso la lotta armata che con il terrorismo
vero e proprio, ma le loro aspirazioni sono sempre state duramente represse ovunque si siano manifestate.
D'altra parte, qualsiasi nazione, anche europea, di fronte a gruppi che minaccino con le armi l'integrità dello
stato mediante secessione, ha reagito e reagisce con il pugno di ferro. Basti pensare ai separatisti baschi o ai
rebubblicani irlandesi dell'IRA. A prescindere da ogni considerazione circa il diritto all'autodeterminazione dei
popoli: cosa c'è di diverso nella questione curda rispetto a tutte le mille altre attualmente presenti nel mondo?
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Nel 1890 i nazionalisti armeni che lottavano per ottenere l'indipendenza dall'impero ottomano erano sostenuti
dalla Russia, che intendeva in tal modo indebolire il decadente impero al fine di annetterne i territori. Come
contromossa, il governo ottomano affidò ai curdi - a quei tempi sudditi fedeli - il compito della repressione.
Il Medz Yeghern - espressione in lingua armena che significa Grande Male e sta ad indicare il genocidio di
centinaia di migliaia di armeni - ha origine in quegli anni nei quali, oltre ad una feroce e talvolta indiscriminata
repressione, gli armeni furono anche vittime di una propaganda che alimentava sentimenti di odio verso di loro,
non in quanto cristiani, ma in quanto indipendentisti.
Nel 1908 vanno al potere i Giovani Turchi, un movimento nazionalista che costringe il sultano a trasformare lo
stato in una sorta di monarchia costituzionale. Nel 1914, quel che restava dell'impero ottomano entra in guerra
con Russia, Inghilterra e Francia, aderendo alla triplice alleanza fra Austria-Ungheria, Germania e Italia.
Nel 1915, alcuni reparti armeni dell'esercito turco, accusati di volersi rivoltare in accordo con i russi, vengono
disarmati e giustiziati in massa. Dopo di che inizia una delle pagine più orribili della storia del XX secolo: la
deportazione forzata di 1.800.000 armeni dall'Anatolia verso i deserti della Siria e della Mesopotamia, durante
la quale centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini, morirono di fame, di sete, di malattie e di stenti, ed
altre centinaia di migliaia vennero massacrate dalle milizie ottomane. Le vittime, pare, furono oltre un milione.
Alcuni anni dopo, dei guerrieri cristiani con scritto sulla fibia della cinta Got Mit Uns (Dio è con noi), iniziariono la
persecuzione e lo sterminio crudele e sistematico di milioni di ebrei, oltre che di zingari, omosessuali e
dissidenti politici. Incredibilmente, fra i popoli che collaborarono attivamente a tali orrori - troppo comodo dare
tutte le responsabilità al popolo tedesco: le SS avevano reparti di quattordici nazionalità - una delle obbiezioni
circa l'ammissione della Turchia riguarda proprio il mancato riconoscimento del genocidio degli armeni.
Il governo turco ancora oggi si rifiuta di riconoscere il massacro degli armeni, con la motivazione del
mancato riconoscimento da parte della comunità internazionale di gravi massacri contro civili della minoranza
islamica, effettuati dai cristiani armeni nei loro territori, testimoniati anche da storici internazionali. Come dire,
se dobbiamo chiedere perdono lo chiedano anche loro. Questo, al momento, è un problema irrisolto. Anche se,
il 24 settembre 2005, all'università di Bilgi, si è per la prima volta aperto un dibattito a riguardo.
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