TURCHIA, EUROPA
scenari possibili e conseguenze pratiche per gli investitori


le posizioni europee

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Le posizioni nei paesi dell'Unione Europea nei riguardi della futura ammissione della Turchia quale paese membro, sono piuttosto variegate, ma riconducibili sostanzialmente a due. Da una parte, c'è chi sostiene che se la Turchia rispetterà tutti i parametri richiesti (democrazia, diritti civili e diritti umani, stabilità economica) dovrà essere ammessa a pieno titolo. Dall'altra, vi è chi sostiene che l'ammissione dovrebbe essere anche sottoposta a referendum popolare nei paesi UE, pur in presenza del rispetto dei parametri richiesti. Il tutto nella speranza che il voto popolare ne impedisca alla fine l'ammissione sulla base del pregiudizio storico.


La situazione è quantomai complessa, poiché, all'interno dei favorevoli all'ammissione, troviamo sia dei sinceri europeisti, che considerano l'adesione della Turchia un successo politico ed economico di grande rilevanza, sia i governi euroscettici, strenui avversari del processo di costruzione di un forte soggetto politico europeo, che usano la tattica di boicottare in ogni modo l'integrazione politica europea e contemporaneamente spingere al massimo l'allargamento della Unione Europea al fine di farla diventare politicamente ingovernabile.

All'interno di chi intende frapporre ostacoli all'ammissione, parallelamente, sia europeisti che preferirebbero prima la creazione di un soggetto politico Europa forte e consolidato, sia bellicosi fautori dello scontro di civiltà che vorrebbero fare della Unione Europea un club riservato ai soli cristiani, come ai bei tempi di
Tomás de Torquemada.


Molto si è dibatutto sull'opportunità di inserire "le radici cristiane" nel testo della costituzione europea. Scrive a questo proposito Sergio Romano sul Corriere della Sera del 14 settembre 2005: "le migliori costituzioni, a mio avviso, non sono documenti storico-filosofici. Sono, o dovrebbero essere, manuali di buon governo". Crediamo il suo, un giudizio pacato e sereno che non merita ulteriori approfondimenti.


la posizione turca














Nel 1999 la Turchia venne riconosciuta in modo ufficiale candidato ad entrare nella Unione Europea. La svolta avviene nel 2002 quando Recep Tayyip Erdogan, leader del partito islamico moderato Giustizia e Sviluppo (AKP), diviene primo ministro, vincendo le elezioni con un programma di riforme e modernizzazione. Uno dei punti di forza del programma di Erdogan è infatti la piena ammissione della Turchia all'Unione dal 2012 .


Secondo il ministro delle Finanze turco, Kemal Unakitan, la Turchia potrà soddisfare i parametri di Maastricht nel giro di 5 anni, mentre il ministro degli esteri Abdullah Gul ha dichiarato al periodico inglese The Economist:: "Abbiamo mantenuto i patti per quello che ci competeva, adesso l'Unione Europea tenga fede alla parte che le spetta. Qualora l'Ue ci offrisse qualcosa d'inferiore allo status di membro, o presentasse nuove condizioni, noi ce ne andremmo dal tavolo negoziale. E questa volta per davvero"

In questa malaugurata circostanza, l'Unione Europea non perderebbe una importante occasione di espansione politica ed economica, perderebbe ogni sua credibilità. La Turchia non è un paese islamico, è un paese laico con una popolazione di religione mussulmana. Così, usare due pesi e due misure sulla base del dato religioso, sarebbe il più grande regalo ai Bin Laden, agli Al Zarqawi ed a tutti gli integralisti islamici del mondo.

L'integrazione della Turchia, viceversa, dimostrerebbe al mondo intero che l'Europa è un ideale di civiltà capace di accogliere chi dimostri di condividere i suoi principi di democrazia, di libertà e di diritti civili, senza pregiudizi o discriminazioni. Una entità politica nella quale gli interessi economici sono importanti, ma sono subordinati all'accettazione di principi condivisi e rispettati.

TURCHIA, EUROPA
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