L'ammissione della Turchia quale membro a pieno titolo dell'Unione Europea a partire dal 2012, non potrà che
apportare dei vantaggi reciproci sia in termini geopolitici che in termini economici. Specie se, nel frattempo,
l'Europa sarà stata capace di proseguire sulla strada dell'unificazione politica.
In questo caso, il peso sullo scacchiere internazionale della Unione Europa dovrebbe aumentare in misura più
che proporzionale all'importanza del nuovo membro ammesso, accrescendo il potere contrattuale europeo nei
tavoli delle trattative internazionali dove si decidono anche le linee guida del mercato globale. La Turchia, dal
canto suo, si troverebbe finalmente colle spalle coperte nei riguardi di un medioriente sempre più problematico.
L'integrazione economica, invece, non potrà che presentare gli stessi problemi e le stesse opportunità che si
creano in occasione dell'ammissione di un grande paese. Problemi ed opportunità che all'inizio si bilanciano,
ma che nel medio periodo apportano solo grandi benefici.
Se si è convinti di questo, investire una frazione del proprio capitale destinata ai mercati emergenti nel mercato
turco può essere una idea. Si tratta infatti di un paese da tempo in rapido sviluppo nel quale stanno investendo
società del calibro di BNP Paribas, Carrefour, Fiat, ENI, General Electric, Telecom Italia, solo per citarne alcune
fra le tante presenti sul mercato.
Nel frattempo la Turchia si avvia a chiudere l'anno con un tasso di crescita superiore al 6% a fronte di
un tasso di inflazione quasi dimezzato. I mercati finanziari, ovviamente, ne prendono atto.
Purtroppo, nelle borse americane, è attualmente quotato solo un fondo di investimento gestito da Morgan
Stanley - Turkish Investment Fund, quotato al NYSE col simbolo TKF- e il titolo di una società di telefonia mobile.
Anche se l'elenco dovrebbe aumentare. Per saperne di più, vedi la nostra scheda paese.
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