Liberata dalla dominazione spagnola e portoghese dall'instancabile fervore indipendentista di uomini come
José de San Martin e Simon Bolívar, l'Amerca latina si ritrovò ben presto sottoposta ad un altro genere di
dominazione, politica ed economica, da parte di una grande potenza allora emergente: gli Stati Uniti.
Correva l'anno 1823, quando il presidente statunitense James Monroe, nel suo messaggio annuale sullo stato
dell'Unione, proclamava:
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«Noi dobbiamo, quindi, in nome dei rapporti sinceri ed amichevoli esistenti fra gli Stati Uniti e le suddette potenze
[europee], dichiarare che considereremo un pericolo per la nostra pace e per la nostra sicurezza,
ogni loro tentativo di estendere ad una qualsiasi regione del nostro emisfero, il loro sistema politico»
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Tale dichiarazione, venne accolta con ingenuo entusiasmo dai paesi latinoamericani recentemente emancipati
dal giogo coloniale europeo. In realtà, quella che passerà alla storia come la dottrina Monroe, altro non era se
non l'affermazione del diritto rivendicato dagli Stati Uniti ad assumere una posizione di controllo su tutto il
continente americano. Così almeno venne interpretata per quasi due secoli da tutte le amministrazioni USA, il
continente americano era e doveva restare area di esclusiva influenza statunitense: "L'America agli americani!"
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La dottrina Monroe, essenzialmente, si riduce a due principi:
1) Gli europei sono esclusi da ogni intervento di tipo politico ed economico di stampo coloniale in America
2) Gli americani, da parte loro, non sarebbero intervenuti nelle questioni europee.
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Sulla base della dottrina Monroe, gli interventi americani in nelle due guerre mondiali sono stati giustificati come
risposta all'aggressione di navi e cittadini americani. Praticamente, con la dottrina Monroe si giustifica tutto: sia
la scelta di uno splendido isolazionismo autarchico, sia l'intervento in qualsiasi parte del mondo vengano
minacciati gli interessi americani. Ed a maggior ragione in quei paesi dell'America Latina considerati da James
Monroe in poi "il giardino di casa" degli Stati Uniti.
L'opposizione statunitense ai tentativi di formare regimi socialisti nell'America Latina, opposizione attuata anche
anche mediante golpe che instaurarono sanguinarie dittature militari, rientra pienamente nel diritto rivendicato
nel 1823. Ora, è vero che fra la rivendicazione di un diritto e la sua reale sussistenza ce ne corre, ma è anche
vero che tale diritto per quasi due secoli è stato di fatto esercitato.
Oggi però le cose stanno mutando rapidamente e gli equilibri di forza, un tempo dati per scontati, vengono ora
rimessi in discussione. Il punto di svolta avviene nel 2003 a Cancun, quando una inedita alleanza fra Brasile,
Russia, India e Cina contribuisce a far fallire il summit del WTO (World Trade Organization), dove Stati Uniti ed
Unione Europea volevano imporre un falso liberismo a senso unico, che andasse a loro esclusivo vantaggio.
Da allora molti altri paesi latinoamericani si sono avvicinati, per ragioni sia politiche che economiche, a questo
nuovo polo di attrazione. In poche parole, sta nascendo un nuovo corso economico e politico del quale bisogna
tener conto. Il punto di arrivo è invece la nascita dell'Unione Sudamericana: un soggetto politico che riunisca
tutti i paesi latinoamericani. Come sempre, dopo una breve analisi di geopolitica economica circa la situazione
attuale, ci occuperemo delle possibili scelte dell'investitore. Buona lettura.
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