La politica cinese in Sudamerica è, come sempre, una strategia a lungo termine di largo respiro. Sfruttando il
risentimento che, a torto o a ragione, i discendenti di Simon Bolivar covano verso i gringos, i cinesi si sono
inseriti nel gioco destinando frazioni del loro immenso surplus finanziario ad investimenti in America Latina.
Investimenti che, oltre all'importanza strettamente economica che hanno per i paesi riceventi, finiscono per dare
alla Cina anche un ruolo politico, a scapito della secolare supremazia nordamericana. Gli Stati Uniti, da parte
loro, contro la Cina abbaiano ma non mordono, poiché in realtà possono ben poco.
Escludendo l'opzione militare - la Cina è una potenza nucleare ed un boccone talmente grande da risultare
indigeribile persino per una iperpotenza planetaria - resterebbe la guerra economica. Ma la Cina è uno dei
massimi creditori del debito pubblico americano mentre le imprese americane sono i maggiori investitori esteri
nel gigante asiatico. Danneggiarla dal punto di vista economico, sarebbe quindi puro autolesionismo.
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L'Agentina del presidente Duhalde - messa in ginocchio dai monetaristi della scuola di Chicago che imposero
il cambio fisso fra il peso argentino e il dollaro americano - è tristemente famosa fra i risparmiatori di mezzo
mondo, ed italiani in particolare, per l'insolvenza (Default) dei suoi prestiti obbligazionari.
Con il nuovo presidente Nestor Kirchner, abbandonati gli esperimenti accademici dei monetaristi americani, la
ripresa economica è stata praticamente immediata: nel 2004 il prodotto interno lordo (PIL) è salito del 8,3%, nel
2005 del 9,2%, nel 2006 dell'8,5%. Il debito pubblico che nel 2004 era il 118% del PIL, nel 2006 è sceso al
62,2%. Mentre i conti con l'estero e la bilancia dei pagamenti registrano da tre anni risultati invidiabili.
Fra i fattori che hanno contribuito alla ripresa, gli accordi commerciali siglati con il presidente cinese Hu Jintao:
investimenti cinesi diretti per 20 miliardi di dollari destinati ai trasporti, alle infrastrutture, all'edilizia, all'energia e
alla telefonia. Per fare due esempi, si parla di costruire 350.000 case in cinque anni e di realizzare trasporti
ferroviari ad alta velocità da Buenos Aires a Cordoba.
La Cina, inoltre, ha anche permesso all'Argentina il ritorno nel 2004 all'accesso al credito internazionale -
accesso che dopo l'insolvenza dei suoi prestiti obbligazionari gli era negato - garantendo per lei e, come
ciliegina sulla torta, le ha aperto le porte del turismo di milioni di cinesi.
L'Argentina è il caso più eclatante, in quanto reduce dal disastro finanziario a tutti noto, ma accordi analoghi
sono stati stipulati con Brasile, Cile, Venezuela, etc., con uno stanziamento iniziale di 100 miliardi di dollari.
Così, mentre in Eurasia si rafforza il formidabile triangolo economico formato con Russia e India, la Cina si
espande in una America Latina che cerca un padrino per difendere la propria indipendenza. Nel 1823, trovò più
che un padrino, un padrone. Quel che accadrà nel futuro, non si sa...
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