scenari possibili e conseguenze pratiche per gli investitori

un secondo mandato carico di incognite

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Nel primo anno del suo secondo mandato presidenziale, George W. Bush ha visto crollare la sua popolarità ai minimi storici persino all'interno del suo stesso partito.  I repubblicani moderati, come ad esempio il generale Colin Powel, se ne sono andati, lasciando libero campo agli oltranzisti neoconservatori capeggiati da Ronald Rumsfel, Dick Cheney e Paul Wolfowitz.

Il prossimo anno, però, ci saranno delle
elezioni politiche parziali che potrebbero mettere in minoranza il partito repubblicano al Congresso, circostanza che potrebbe ridurre di molto i margini di manovra di questa fazione: senza i finanziamenti approvati dal Congresso l'esecutivo può fare ben poco.

Gli elettori hanno già dato chiari segnali in occasione di recenti importanti consultazioni locali, segnali raccolti anche da molti esponenti repubblicani al Congresso che hanno cominciato a prendere le distanze dall'operato dell'amministrazione Bush, nella speranza di non essere puniti dall'elettorato.


L'opinione pubblica interna oramai disapprova a larga maggioranza l'intervento militare in Iraq per molte ragioni: dall'indignazione per l'inganno subito al freddo calcolo costi/benefici. Naturalmente le ragioni del malcontento sono anche legate a fattori di politica interna, ma sarà la questione Iraq a dominare la campagna  elettorale.

In questo clima di incertezza, come ciliegina sulla torta, si inserisce il cosiddetto
Ciagate che ha portato alla incriminazione del vice di Dick Cheney - Lewis Libby - per un reato assimilabile all'alto tradimento: l'aver rivelato il nome di un agente della Cia che agiva sotto copertura, per punire chi aveva provato che il famoso dossier che accusava Saddam Hussein di aver acquistato uranio dal Niger era falso.

Tale inchiesta potrebbe essere il sasso che innesca una valanga che potrebbe mettere sotto accusa i più alti verticici dell'amministrazione Bush, non escluso lo stesso presidente, se si provasse che era a conoscenza del fatto che il pretesto della guerra era costruito su di un castello di bugie. Richard Nixon cadde per molto meno.


LA CRISI DEI NEOCONS

le divisioni fra i repubblicani -
pagina 1
le accuse dei democratici -
pagina 2
il fallimento geopolitico -
pagina 3
le contromosse dei neocons - pagina 4
tre scenari per gli investitori - pagina 5