Ted Kennedy, decano dei senatori democratici e vecchio leone dell'ala Liberal del partito, ha combattuto e
combatte con vigore la politica dei neoconservatori, che secondo lui ha portato al paese insicurezza, lutti e molti
danni economici e politici a livello globale. Nella campagna elettorale 2006, le sue durissime critiche alla guerra
irachena saranno riprese, diffuse e amplificate.
I democratici stigmatizzano le menzogne servite ad una opinione pubblica attonita dopo i tragici eventi dell'11
settembre: le famose armi di distruzione di massa inventate dai servizi di intelligence ed i falsi collegamenti fra
Saddam Hussein e Bin Laden, che invece erano acerrimi nemici, essendo il primo un nazionalsocialista laico
ed il secondo un integralista religioso: due visioni del mondo del tutto inconciliabili.
Nell'immaginario collettivo dell'americano medio, tali menzogne crearono la convinzione che Saddam Hussein
fosse in qualche modo responsabile dell'11 settembre e che grazie alle sue armi di distruzione di massa, fra le
quali anche una bomba atomica costruita grazie all'uranio del Niger, potesse attaccare ancora gli Stati Uniti.
Se l'avventura irachena si fosse conclusa in maniera rapida ed indolore come era stato promesso, l'opinione
pubblica meno sensibile avrebbe perdonato queste bugie, tenendo conto dell'enorme vantaggio procurato dal
controllo strategico delle riserve petrolifere irachene. Invece, l'avventura irachena ha dissanguato le casse dello
stato a causa delle spese militari; mentre il prezzo del petrolio non è diminuito, anzi è aumentato a dismisura.
Questo per quanto riguarda l'economia in senso misurabile, mentre sono incalcolabili i danni di immagine subiti
dagli Stati Uniti nel mondo intero: Guantanamo, Abu Graib, Falluja hanno fatto somigliare il modo di agire della
più grande democrazia del mondo a quello dei tiranni che dice di combattere, anche alleandosi con personaggi
come il pakistano Musharraf ed il presidente uzbeko Karimov, accusato di far bollire vivi i suoi oppositori politici.
Tali critiche fanno soffrire fino ad un certo punto il giovane Bush. I veri dolori vengono da quello che, al momento,
si prospetta come un vero e proprio fallimento dell'intero progetto geopolitico neoconservatore. L'avventura
irachena sta infatti rischiando di trasformarsi in un nuovo Vietnam, mentre l'influenza politica ed economica
degli Stati Uniti nei paesi in via di sviluppo diminusce a favore della Cina.
In poche parole, invece di aricchire il proprio paese di una nuova importante zona di influenza, i neoconservatori
stanno impoverendo il loro paese delle zone di influenza che già stabilmente deteneva. E per far questo hanno
creato un deficit statale senza precedenti, pur avendo ereditato dal presidente Clinton un bilancio pubblico in
largo attivo, tanto che era stata addirittura sospesa l'emissione di buoni del tesoro a lungo termine.
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