Nel gennaio 1997, con una Dichiarazione di Princìpi resa pubblica, Dick Cheney, Donald Rumsfeld e Paul
Wolfowitz rivelavano il loro progetto secondo il quale il XXI secolo sarebbe stato il Nuovo Secolo Americano,
grazie al loro impegno a garantire l'assoluta supremazia morale, politica, economica e militare degli Stati
Uniti sul mondo intero (Project for the New American Century: vedi programma neocons)
Uno dei punti di forza di questo progetto era la creazione di un Grande Medioriente, esteso dal mediterraneo
all'oceano indiano e dal mar Caspio al golfo persico, governato da regimi amici che assicurassero il controllo
delle maggiori risorse petrolifere del pianeta. La guerra all'Iraq fu decisa allora.
Mentre, però, le ambizioni dei neoconservatori americani si andavano ad impantanare a Bagdad - nelle loro
intenzioni futuro centro capitale del Grande Medioriente - il paziente lavorio dei cinesi sottraeva agli americani
delle aree di influenza che venivano date ormai per acquisite.
Da come stanno andando le cose, il nuovo secolo pare sarà invece il secolo cinese, sia per le ragioni che
già abbiamo illustrato nel nostro articolo Rompicapo Cinese, sia per la strategia di penetrazione economica, e
indirettamente anche politica, attuata da Pechino in aree tradizionalmente di influenza americana.
Oltre all'Asia e all'Africa, persino l'America Latina, considerata dagli americani come il proprio "orto di casa",
sta diventando ormai una zona economica influenzata dalla Cina. Esaminiamo, quindi, brevemente i vari casi.
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AFRICA
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Gli investimenti cinesi in Africa negli ultimi quattro anni sono triplicati, in ambiti che spaziano dalle infrastrutture
alle nuove tecnologie: tanto per fare degli esempi il lancio del primo satellite nigeriano, il completamento della
rete telefonica etiope, opere pubbliche in Senegal, ricerche petrolifere in Gabon, etc.
Questa strategia ha portato la Cina ad essere già ora il terzo partner commerciale del continente africano dopo
Stati Uniti e Francia, ma ci sono già nuovi progetti di investimento cinesi in 49 dei 53 paesi africani. La strategia
si completa con una politica di non ingerenza nei fatti interni dei singoli stati, molto gradita agli africani.
Uno dei principali interessi cinesi in Africa è attualmente quello di garantirsi l'approvigionamento delle materie
prime necessarie ad alimentare il proprio inarrestabile ed impetuoso sviluppo. Fra le materie prime più
importanti, manco a dirlo, il petrolio. Così le compagnie petrolifere americane, che hanno visto sottrarsi delle
concessioni da società cinesi, accusano queste ultime di pagare delle tangenti. Il bue che dice cornuto all'asino.
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AMERICA LATINA
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Il fallimento del recente vertice di Mar del Plata è stata una sonora sconfitta per l'amministrazione Bush che in
quell'occasione voleva varare un'area di libero scambio panamericana, per impedire lo sviluppo del Mercato
Comune Sudamericano che, in prospettiva, potrebbe anche trasformarsi in un nuovo soggetto politico malvisto
dalle parti di Washington.
Anche qui lo zampino della Cina, che sembra essere in procinto di diventare il soggetto politico di riferimento,
dopo aver stanziato investimenti iniziali di 100 miliardi di dollari che stanno contribuendo in maniera importante
allo sviluppo economico dell'area, oltre che al risanamento della disastrata economia argentina. Come in Africa,
infine, anche in America Latina la politica di non ingerenza nei fatti interni dei singoli stati risulta molto gradita.
Per chi desidera saperne di più sul nuovo corso latinoamericano e conoscere le cause che hanno portato al
fallimento del vertice di Mar del Plata, consigliamo di leggere il nostro recente articolo: Primavera Latina.
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EURASIA
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In occasione summit del WTO (World Trade Organization) di Cancun, nel 2003, è nata una inedita alleanza
economica fra Brasile, Russia, India e Cina (BRIC) che sta diventando una spina nel fianco per gli interessi
americani nel mondo, dal momento che oramai rappresenta un polo economico-politico di riferimento per molti
paesi in via di sviluppo asiatici, africani e latinoamericani.
Paesi fra loro molto diversi si sono trovati uniti nel contrastare l'idea di un mondo unipolare dominato da una
unica iperpotenza planetaria. In particolare, il triangolo eurasiatico composto da Russia, India e Cina, concentra
risorse finanziarie, tecnologiche, industriali, naturali e non ultime anche militari, tali da poter sviluppare un nucleo
non necessariamente antagonista, ma sicuramente di gran peso nel controllo dei futuri euilibri geopolitici.
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EUROPA
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L'unica temporanea vittoria, per il momento, i neoconservatori americani l'hanno ottenuta con il rallentamento del
processo di unificazione politica della Unione Europea, grazie alla sospensione del procedimento di ratifica
della Costituzione Europea ed al fallimento del vertice di Bruxelles sul bilancio della UE per il 2007-2013.
Come Washington non vede di buon occhio la ipotetica nascita di un soggetto politico comune latinoamericano,
a maggior ragione vede come il fumo negli occhi il concretizzarsi del sogno europeista. Per entrambe le aree,
infatti, i neoconservatori auspicano la creazione di semplici zone di libero scambio: economicamente rilevanti,
ma politicamente inconsistenti. Chi desidera approfondire l'argomento, può leggere l'articolo Eurostallo.
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LA CRISI DEI NEOCONS
le divisioni fra i repubblicani - pagina 1
le accuse dei democratici - pagina 2
il fallimento geopolitico - pagina 3
le contromosse dei neocons - pagina 4
tre scenari per gli investitori - pagina 5
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