scenari possibili e conseguenze pratiche per gli investitori

le contromosse dei neocons

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Per difendere il loro progetto di dominio mondiale che, come abbiamo visto, per il momento sembra essere destinato al fallimento, i neoconservatori stanno studiando le contromosse che giudicano più opportune. Legati a doppio filo alle lobbies del petrolio e delle armi, ragionano ed agiscono in conseguenza.

La prima e più impellente misura esige la dissoluzione della, per loro, pericolosissima alleanza denominata BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), da ottenere mediante lo sperimentato metodo del
divide et impera.

Per questo, stanno facendo pressioni fortissime sul presidente brasiliano Ignazio Lula Da Silva ed hanno offerto a l'India un trattato decennale di cooperazione in campo militare. L'india ha accettato, ma non si è dissociata dal BRIC, avviando anzi le trattative per creare assieme alla Cina una sorta di mercato comune. Ignazio Lula Da Silva non si è mosso di un millimetro dalle sue posizioni circa il nascente Mercato Comune Sudamericano.

Per quanto riguarda russi e cinesi, che sono gli ossi più duri, l'opzione dei neoconservatori è quella di una nuova corsa agli armamenti al fine di riaffermare il proprio ruolo di unica iperpotenza planetaria. Un modo non troppo amichevole per affrontare delle questioni di concorrenza economica.

Come risposta, russi e cinesi hanno svolto delle imponenti manovre militari comuni per la prima volta nella storia. Come risposta alla risposta, i neoconservatori pensano di circondare di basi militari americane Russia e Cina  per tenerle sempre sotto pressione: quasi
un ritorno ai tempi della guerra fredda!













L'ossessione principale dei neoconservatori, ad ogni modo riguarda spoprattutto la Cina, in quanto pericoloso concorrente nel campo dell'acquisizione delle risorse energetiche. Così, dopo il fallimento del recente vertice di Mar del Plata, il giovane Bush si è subito recato in visita ufficiale in Cina per un faccia a faccia diretto con il premier cinese Hu Jintao sulle reciproche aree di influenza e sul controllo delle risorse energetiche del pianeta.

L'accoglienza cinese è stata cortese, ma irremovibile. Così a nulla sono servite le blandizie di Condoleeza Rice, che auspica un sempre maggior sviluppo di scambi commerciali con Pechino, ribadendo che la politica USA riconosce una sola Cina (una volta per Washington la "sola Cina" era Taiwan). Così come a nulla sono servite le indirette punzecchiature di Bush circa la mancanza di democrazia nel paese.

D'altra parte la Cina ritiene di trovarsi in una posizione di forza rispetto agli USA: è uno dei massimi creditori del debito pubblico americano mentre le imprese americane sono i maggiori investitori esteri nel gigante asiatico. Danneggiarla dal punto di vista economico, sarebbe quindi puro autolesionismo.

Per quanto riguarda la corsa al riarmo americana, la Cina resta comuque una potenza nucleare ed un boccone talmente grande da risultare indigeribile persino per una iperpotenza planetaria. Ragion per cui si sospetta, e si spera, che serva più che altro a ripagare le lobbies dell'industria bellica della fiducia riposta nei neoconservatori.


LA CRISI DEI NEOCONS

le divisioni fra i repubblicani -
pagina 1
le accuse dei democratici -
pagina 2
il fallimento geopolitico -
pagina 3
le contromosse dei neocons - pagina 4
tre scenari per gli investitori - pagina 5