Come ben si comprende leggendo le pagine precedenti, il gioco dei neoconservatori si sta facendo pericoloso
per l'America e per il mondo intero. La ripresa della corsa agli armamenti - accompagnata da una campagna di
propaganda anticinese necessaria a giustificarla - può arricchire qualche società impegnata nel settore difesa,
ma può interrompere il ciclo economico virtuoso della Cina con conseguenze catastrofiche a livello planetario.
Di fatto, se la Cina dovesse sentirsi seriamente minacciata, potrebbe a sua volta impegnarsi nelle spese militari
trascurando di completare lo sviluppo della società civile, in un paese ancora in fase di transizione. Tutto questo
potrebbe creare un fattore di instabilità politica, forse anche auspicato dai neoconservatori americani, ma non
certo dagli uomini di senno e di buona volontà di tutto il mondo.
Un rallentamento della crescita cinese potrebbe nei fatti innescare una depressione economica globale che
colpirebbe in primo luogo gli Stati Uniti. Basti pensare a cosa accadrebbe se la Cina smettesse di comperare
buoni del tesoro americani, o addirittura cominciasse a venderli: al crollo dei prezzi dei Treasuries e dei Bonds
si accompagnerebbe il tracollo del mercato azionario e immobiliare. Uno scenario da incubo, peggio del 1929.
La contromossa dei neoconservatori al poderoso sviluppo cinese ha infatti una fianco debolissimo: l'enorme
deficit accumulato dall'amministrazione Bush per i suoi giochi di guerra ha bisogno di essere giornalmente
finanziato per miliardi di dollari da investitori esteri. Ed il più grande investitore estero è proprio la Cina!
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Nel corso del 2006 il potere dei neoconservatori viene largamente ridimensionato ed i loro bellicosi programmi
vengono frenati dai democratici e dai repubblicani moderati che gli negano i fondi necessari. L'inchiesta sullo
scandalo Ciagate resta circoscritta a personaggi di secondo piano. Il potere dei neoconservatori resta quindi
comunque forte, grazie anche alla nomina di Samuel Alito alla Corte Suprema e di Ben Bernanke, consigliere
economico del presidente Bush, quale nuovo governatore della Federal Reserve.
In questo caso, lo scenario per l'investitore rimane nei limiti della normalità, ragion per cui ci si può permettere di
azzardare qualche generica ipotesi sull'anno che ci aspetta.
Il 31 gennaio 2006 Alan Greenspan concluderà il suo mandato, dopo aver terminato il ciclo di rialzi sui tassi di
interesse che, a quel punto, dovrebbero essere al 4,5%. La politica monetaria del nuovo governatore,
invece, dovrebbe essere più espansiva e quindi ben vista dai mercati finanziari americani.
il mercato azionario, obbligazionario ed immobiliare, difatti, non potranno che trarre beneficio da una
stabilizzazione dei tassi alla quale, inflazione permettendo, povrebbe poi seguire una progressiva riduzione.
Per il dollaro, invece, l'avvenire si fa più incerto: infatti, una nuova svalutazione del dollaro è possibile, se
non altro perché fa parte integrante dei programmi di guerra economica dichiarata dai neoconservatori come
Ben Bernanke alla Unione Europea ed al Giappone (vedi: Minidollaro e Maxieuro).
Per quanto riguarda infine il prezzo delle materie prime, il futuro dei prezzi dipende più che altro dal perdurare
della crescita economica cinese; mentre una stabilizzazione della situazione irachena potrebbe raffreddare
temporaneamente il prezzo del petrolio, la cui quotazione nel lungo periodo tende sempre e comunque al rialzo.
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Gli incubi che agitano le notti del giovane Bush sono tanti, ma in tutti è presente il fantasma di Saddam Hussein,
dal momento che la causa di tutti i suoi guai è stata proprio l'ossessione di liberarsi di lui una volta per tutte.
Come sappiamo, i neoconservatori avevano un progetto per il dominio del mondo, ma per lui "cristiano rinato"
la priorità era quella di conquistare Babilonia, maledetta nella Bibbia una volta ogni seconda pagina.
Suo padre, il vecchio Bush, quel lavoro l'aveva iniziato senza portarlo a termine, per obbedire al mandato delle
Nazioni Unite. Lui invece l'avrebbe concluso infischiandosene dell'ONU e della legalità internazionale: esiste una
sola legge, quella di Dio. Ed il giovane Bush, un "uomo immagine" scelto dai neoconservatori per perseguire i
propri scopi, pensa di essere in missione per conto di Dio.
Il risultato è che si trova con l'esercito è impantanato fra il Tigri e l'Eufrate e le casse dello stato che dipendono
dalla propensione dei cinesi ad investire in America, mentre l'opinione pubblica gli gira le spalle e gli stessi
membri del suo partito si dissociano. Niente male.
I neoconservatori parlano ancora di dominio sul mondo e di guerre infinite, pronti a combattere persino contro gli
extraterrestri stabilendo basi militari sulla luna (non è una battuta, è un loro progetto), ma al giovane Bush viene
in sogno il fantasma di Nixon: il presidente rimosso dopo che è stato provato che ha mentito deliberatamente.
Se mai questo suo incubo si concretizzasse, il suo incubo diventerebbe il nostro. Al suo posto, infatti, verrebbe il
vicepresidente Dick Cheney: il teorico della ripresa della corsa agli armamenti e del ritorno alla guerra fredda.
Buona notte!
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