PIANETA INDIA
scenari possibili e conseguenze pratiche per gli investitori

le radici di un successo annunciato














riforme economiche

Le riforme che hanno portato ad una liberalizzazione dell'economia indiana, ponendo le basi per la imponente crescita attuale, sono cominciate all'inizio degli anni novanta, in coincidenza dell'ingresso dell'India nel WTO: l'organizzazione mondiale del commercio. Paradossalmente, il più grande paese democratico del mondo ha cominciato a destatalizzare la sua economia con un ritardo di oltre dieci anni rispetto alla Cina comunista.

Una volta avviato, però, il processo ha cominciato subito a dare i suoi frutti: negli ultimi dieci anni il prodotto interno lordo (PIL) ha avuto un tasso di sviluppo medio del 6% annuo. Nè sembra che tale ciclo virtuoso debba interrompersi in tempi brevi: Goldman Sachs prevede che nel 2050
l'India sarà la terza economia mondiale, dopo Cina e Stati Uniti. Una prospettiva, sino a poco tempo fa impensabile, che oggi appare persino prudente.

In Asia il mondo sta cominciando a girare piuttosto in fretta. La Cina è l'indiscusso campione di questa nuova, ma non inedita, fase storica nella quale il baricentro dello sviluppo si sta rapidamente spostando verso oriente. L'India, in questo scenario, farà naturalmente la sua parte e non è una parte da gregario.

vantaggio linguistico


L'India è il secondo paese al mondo per numero di abitanti, ma il primo in assoluto per numero di lingue ufficiali: accanto all'Hindi, infatti, vi sono ben ventidue lingue nazionali riconosciute per uso ufficiale dal Bengali al Sindhi. Naturalmente a queste si affiancano decine di ceppi linguistici diffusi ma non riconosciuti, nonché centinaia di dialetti derivati da tutte le lingue di cui sopra.

Per evitare che tale frazionamento linguistico trasformi un paese di oltre un miliardo di abitanti in una caotica ed ingovernabile Babele, la repubblica indiana (Bharat Ganarajya) ha ben pensato di far adottare la lingua
inglese come lingua ufficiale supplementare, trasformando una possibile situazione di svantaggio in una delle basi fondanti del suo attuale sviluppo economico.

Dagli impiegati dei call center e dei centri di assistenza al servizio delle aziende di mezzo mondo
(da British Airways fino a Microsoft) agli eccellenti ricercatori che operano nel campo del software e delle tecnologie informatiche, sino agli scienziati che si occupano di biotecnologie: tutti non solo parlano perfettamente inglese, ma soprattutto hanno studiato in scuole ed università dove l'insegnamento avviene in lingua inglese.

Quindi, dal momento che la lingua inglese - piaccia o meno - è di fatto la lingua universale, i giovani laureati indiani si trovano in netto vantaggio rispetto, per esempio, ai loro colleghi cinesi che hanno studiato l'inglese ma non hanno studiato in inglese. Fra i tre milioni di laureati che annualmente escono dalle 250 univesità indiane,  i ricercatori informatici e farmaceutici sono fra i più richiesti al mondo, ma anche per gli altri l'approccio globale risulta comunque estremamente facilitato.

fattori culturali


Non dimentichiamo mai che, gran parte del progresso scientifico, tecnico, economico e quindi anche sociale, degli ultimi secoli lo dobbiamo ad un concetto elaborato in India 2500 anni orsono: quello di un simbolo che indichi il nulla, vale a dire il
numero zero. Un concetto adottato dai mercanti arabi e diffuso nel XIII secolo D.C. in Europa dal grande matematico Leonardo Pisano detto Fibonacci.

L'Europa cristiana accolse con sospetto e diffidenza "tale pericolosa idea che s'infiltrò in Occidente attraverso le terre infedeli dell'Andalusia e della Sicilia, recando  seco la cifra del niente", considerata una offesa alla sua religione ed una minaccia alla sua civiltà. E soltanto in epoca rinascimentale lo
sift arabo, ribatezzato zephirum, vale a dire il numero zero, incomincerà a perdere le sue connotazioni diaboliche ed eversive.

Le radici culturali di una civiltà attiva sin dalla notte dei tempi hanno creato una capacità di pensiero svincolata dalle gabbie ideologiche delle culture filosofico-religiose dell'UNO. Capacità che, unita ad una buona dose di innata fantasia, rappresenta l'humus ideale per la creazione di nuove idee e concezioni. Così non saremmo affatto stupiti se
la prossima rivoluzione tecnologica nascesse dalle parti di Bangalore o di Mumbai.



INDIA
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