PIANETA INDIA
scenari possibili e conseguenze pratiche per gli investitori
le ragioni di un successo annunciato
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scelte strategiche
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La crescita cinese deriva principalmente dal settore industriale manifatturiero, laddove l’India ha puntato sulla
tecnologia del sapere e sull’informatica. Così, mentre il Pil cinese è originato al 50,1 per cento dall’industria,
quello indiano è costituito al 50,5 per cento dai servizi.
La Cina, insuperabile nella sua capacità di produrre beni e mercanzie (hardware), è diventata la fabbrica del
mondo. L'India, invece, ha una sua naturale vocazione alla astrazione ed alla speculazione filosofica che la
hanno portata ai primi posti nel campo della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica (software).
La grande sfida della Cina nei prossimi anni riguarderà la sua capacità di imporre i propri standard tecnologici
di produzione al resto del mondo, assumento così una leadership economica planetaria non limitata all'aspetto
meramente quantitativo. Il controllo degli standard tecnologici di produzione è infatti un fattore strategico
pari al controllo delle fonti di energia e delle vie di comunicazione. La Cina, forte del più grande mercato interno
del pianeta, già da oggi tende a questo fine.
La sfida dell'India riguarda invece il conseguimento del primato nel campo della ricerca e dell'innovazione
tecnologica: dai programmi di software alle tecnologie informatiche, dalle biotecnologie alle nanotecnologie.
Questo non significa che l'India non possa essere anche un competitore nella produzione di beni tradizionali nel
campo metalmeccanico o in quello tessile, significa che il suo campo di eccellenza è un'altro.
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delocalizzazione
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Uno studio pubblicato il 31 gennaio dalla società di consulenza strategica globale A.T. Kearney, pone l’India in
prima posizione nella classifica dei paesi più attraenti per i processi di delocalizzazione delle imprese.
Tale classifica calcolata sulla base di tre categorie di variabili (costi e struttura finanziaria, capitale umano e
contesto imprenditoriale) vede sorprendentemente la Cina ben distanziata al secondo posto.
La delocalizzazione in India riguarda innanzi tutto settori di alta tecnologia informatica e biotecnologica, alla
quale si affiancano le attività dei call center e dei centri di assistenza al servizio delle aziende: chi a Toronto o a
San Francisco chiama il centro assistenza IBM, forse non lo sa, ma gli risponde un tecnico di Mumbai.
Molte aziende estere guardano poi anche al mercato interno, che è in forte espansione; quindi ecco arrivare
industrie meccaniche tedesche, cementerie svizzere, elettronica di consumo giapponese. La delocalizzazione
riguarda infine molti altri settori dalla redazione di manuali di istruzioni per l'uso di macchine e apparati, sino
all'analisi finanziaria di buon livello.
Nei Pub della City di Londra come nei Wine-Bar del Financial District di Manhattan circola la stessa soriella: "un
analista finanziario viene convocato dal resposabile della gestione delle risorse umane che gli annuncia che a
partire dal mese corrente il suo stipendio base sarà di 25.000 rupie (circa 500 dollari). L'analista stupefatto
domanda cosa ci si può fare con 25.000 rupie a New York. Al che il resposabile risponde: a New York, non so,
ma a Bangalore ci si vive benissimo... " La storiella, che sembra in inglese faccia ridere, racconta la realtà di
come siano stati sostituiti con ottimi esperti indiani, migliaia di analisti di banche d'affari e case di brokeraggio.
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mercato interno
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La classe media indiana è al momento formata da 56 milioni di persone con un reddito compreso tra i 4.400 ed
i 21.800 dollari l'anno, ma è in continua crescita sia numerica che qualitativa. Tale classe, che è caratterizzata
da una forte la propensione al consumo ed un alto grado di fiducia sulle prospettive economiche del paese, sta
dando un forte impulso all'economia nazionale.
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Accanto a questa classe media, esistono 220 milioni di "aspiranti", che guadagnano tra i 2.000 e i 4.400 dollari
all'anno e che possono permettersi beni di consumo come una motocicletta, un telefono cellulare, un televisore o
un frigorifero. Tra "classe media" e "aspiranti", è sorta quindi una classe di consumatori che complessivamente
conta 276 milioni di persone, una cifra non distante dalla popolazione totale degli Stati Uniti.
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Le scelte più rilevanti dei consumatori riguardano i mercati dell'auto, degli elettrodomestici, di computer e
della telefonia mobile. Tanto per fare un esempio, si prevede che le vendite di televisori e frigoriferi salgano
dell'11% annuo fino al 2010, mentre il numero di automobili nuove vendute ogni anno crescerà già nel 2006 di
circa un milione di unità.
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Secondo Rajes Shukla, analista National Council for Applied Economic Research (Ncaer) di Nuova Dehli, tale
classe di consumatori è destinata quasi a raddoppiare entro il 2010, raggiungendo il mezzo miliardo di unità.
Tra quattro anni, quindi, più di quattro indiani su dieci apparterranno alla classe media del loro paese. Fattore
che produrrà una forte espansione mercato interno e che potrà contribuire a combattere la piaga di una povertà
purtroppo ancora troppo diffusa.
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INDIA
le radici del successo - pagina 1
le ragioni del successo - pagina 2
Cina e India: geopolitica - pagina 3
Cina e India: dati macro - pagina 4
le scelte per l'investitore - pagina 5
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