PIANETA INDIA
scenari possibili e conseguenze pratiche per gli investitori



Cina e India: Cindia


































"gli indiani ci attaccano"

Il 27 gennaio 2006, la stampa europea, sino a quel momento impegnata a demonizzare il drago cinese lanciato alla conquista del mercato globale, si è improvvisamente accorta dell'esistenza di un altro e affatto secondario competitore nelle sfide economiche del nuovo millennio: il poderoso, saggio e paziente elefante indiano.

Il 27 gennaio una società olandese - la Mittal Steel - aveva osato dare l'assalto alla società francese Arcelor con un OPA che prevede il pagamento di un premio del 27% sull'ultima quotazione di borsa. Dopo di che si è scatenato un vero e proprio putiferio mediatico.

Cosa era successo? Era successo che apparentemente solo allora i cronisti si sono accorti che la Mittal Steel, il maggior gruppo siderurgico mondiale, è controllata dall'imprenditore indiano
Lakshmi Mittal e dalla sua famiglia. Un fatto peraltro noto: la società è quotata in borsa e porta il nome della famiglia Mittal.

Ciò nonostante, il fatto che una società, giuridicamente europea controllata da una famiglia indiana, cerchi di acquisire il controllo di una società concorrente, ha dato per così dire scandalo, provocando anche rigurgiti di sciovinismo becero da parte di alcuni organi di stampa: "Gli indiani ci attaccano" ha titolato a nove colonne il principale quotidiano belga
Le Soir .


miopia occidentale


All'inizio, le imprese occidentali hanno intravisto nella crescita dell'economia indiana e cinese la possibilità di ricalcare le politiche neocolonialiste applicate in alcuni paesi in via di sviluppo, in particolare del sud-est asiatico: sfruttamento della mano d'opera a basso costo e mercato di sbocco per prodotti di consumo oramai obsoleti. Una politica che definire miope è troppo poco.

La presunzione insita in gran parte della cultura occidentale, economica e non, considerava infatti questi paesi solo un'immenso laboratorio manifatturiero ove produrre con poca spesa il frutto del proprio ingegno ed un mercato potenziale di 2,3 miliardi di consumatori cui rifilare prodotti invendibili. L'ingegno e la creatività erano immaginate dall'Occidente di propria esclusiva pertinenza.

Come sempre accade, quando all'analisi attenta e ragionata si sostituisce l'arrogante pregiudizio, si incorre poi in clamorose topiche. Così solo oggi ci si comincia ad accorgere che non solo l'
egemonia tecnologica che sta alla base della supremazia economica americana, europea e giapponese, comincia ad essere messa in discussione, ma persino il primato della creatività nel software e nel design inizia ad essere messo in gioco.

Nel frattempo si stenta a prendere atto che Cina e India, oltre che produttori di beni e fornitori di servizi, sono divenute delle potenze economiche in grado di rivaleggiare in molti campi. Così se uno di questi paesi, pur rispettando le regole del gioco, cerca di acquisire una importante società americana od europea - come nel caso della Mittal o della compagnia petrolifera cinese CNOOC nel tentativo di scalata alla società petrolifera americana Unocal, bloccata da un veto politico - le reazioni sono addirittura scomposte.


INDIA

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dati macro



Confrontando i dati macroeconomici,
si nota innanzitutto come la Cina,
pur essendo più popolosa,
ha un PIL pro capite
molto superiore all'India.

La bilancia commerciale
e la bilancia dei pagamenti
indiana è negativa,
mentre la Cina registra
un fortissimo attivo.

Il debito pubblico indiano
è piuttosto elevato,
mentre quello cinese
risulta molto contenuto.

L'inflazione dell'India
è più del doppio
di quella cinese.

Come dati macro, quindi, la Cina
stravince, ma non è solamente
al dato quantitativo generale
che si deve guardare
quando si decide di investire
in un paese.

Anche la qualità dei fattori che promuovono lo sviluppo è importante.

Lakshi Mittal,
presidente
 e amministratore delegato
della Mittal Steel Corporation,
è il terzo uomo più ricco
del mondo dopo
Bill Gates e Warren Buffet.