La più importante fra le alleanze strategiche di Pechino, è senz'altro Gruppo di Shanghai, (SCO - Shanghai
Cooperation Organisation) organizzazione intergovernativa formata nel 2001 da Russia e Cina, assieme alle
repubbliche ex sovietiche del Kazakistan, Kirgyzstan, Tagikistan e Uzbekistan. Gruppo al quale l'India par-
tecipa, formalmente, come osservatore ma, in sostanza, come partner a tutti gli effetti. Nota bene: al Gruppo di
Shanghai sono ammessi come osservatori anche paesi considerati "caldi" come Pakistan e Iran.
Il BRIC, invece, è nato nel 2003 a Cancun, quando una inedita alleanza fra Brasile, Russia, India e Cina
contribuisce a far fallire il summit del WTO (World Trade Organization). Una alleanza che oggi rappresenta gli
interessi delle quattro economie emergenti più importanti del pianeta. A questi si sono affiancate venti nazioni,
fra le quali paesi economicamente strategici come il Sudafrica e la Nigeria.
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Basterebbero queste due aggregazioni, per comprendere il ruolo oggi svolto da Pechino nello scacchiere
internazionale. Eppure tutto questo è ancora poco se si considera il fatto che in America Latina la Cina è
diventata la potenza economica di riferimento. Un esempio per tutti: grazie agli investimenti cinesi, Argentina e
Brasile hanno saldato tutti i loro debiti col Fondo Monetario Internazionale (FMI), togliendo a Washington una
potentissima arma di ricatto economico. Per approfondire, vedi Primavera Latina.
Per quanto riguarda l'Africa, negli ultimi quattro anni gli investimenti cinesi sono triplicati, in ambiti che spaziano
dalle infrastrutture alle nuove tecnologie: tanto per fare degli esempi il lancio del primo satellite nigeriano, il
completamento della rete telefonica etiope, opere pubbliche in Senegal, ricerche petrolifere in Gabon, etc. Oggi
la Cina è il terzo partner commerciale del continente africano dopo Stati Uniti e Francia, ma ci sono già nuovi
massicci progetti di investimento cinesi in 49 dei 53 paesi africani.
Così come in America Latina, centinaia di miliardi di dollari vengono investiti in Nigeria, in Gabon, in Zambia e
persino nel Sudan, nel Ciad e nello Zimbawe, per assicurarsi petrolio e risorse minerarie. Laddove gli Stati Uniti
vengono percepiti, a torto o a ragione, come una potenza neocoloniale; la Cina si presenta invece come "il più
grande paese in via di sviluppo". Un paese fratello, insomma.
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Senza bisogno di guerre e senza dissestare le proprie finanze, la Cina è diventata in pochi anni una potenza
planetaria sulla base di un principio molto semplice: "rispettare le varie culture e cercare lo sviluppo comune".
Principio che in pratica significa l'inversione dell'idea secondo la quale l'espansione economica di un paese è
sempre accompagnata dall'assoggettamento politico, con le buone o con le cattive, di altri paesi.
Il tutto applicando un sano pragmatismo che ha portato Pechino ad allacciare legami economici sempre più
stretti, persino con un "vecchio nemico" come l'India, con la quale non solo ha sottoscritto un trattato doganale
che nei fatti crea un mercato comune fra Cina e India - una zona di libero scambio di quasi due miliardi e
mezzo di persone! - ma addirittura ha siglato un accordo circa il coordinamento circa l'approvvigionamento delle
risorse naturali: dal petrolio ai metalli industriali. Per approfondire, vedi Pianeta India.
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