Il primo G8 organizzato e presieduto dalla Federazione Russa avrebbe dovuto occuparsi di problemi energetici
e ambientali quantomai improrogabili, degli equilibri politici ed economici del pianeta, ed infine di un terzo
mondo sempre più vittima di sfruttamento e di malattie epidemiche mortali solo a causa della miseria indotta.
Vladimir Putin aveva predisposto ogni cosa affinché nulla turbasse tale prestigioso evento. L'uccisione del capo
della guerriglia cecena Shamil Basayev - considerato il mandante della strage di Beslam - va letta in questo
quadro. Ma il diavolo ci ha messo la coda, così un improvviso aggravarsi della crisi mediorientale ha finito per
condizionare pesantemente il vertice.
Il 12 luglio, due militari israeliani penetrati in territorio libanese vengono catturati da miliziani Hezbollah che, in
ossequio ad una lunga consuetudine, li offrono in cambio di compagni d'arme detenuti in Israele. Ehud Olmert,
premier israeliano, rifiuta però ogni trattativa lanciando una pesante rappresaglia contro il Libano. Infrastrutture
civili come strade, ponti, porti ed areoporti, vengono bombardati da terra, dal mare e dal cielo. Persino il centro
di Beirut viene ripetutamente colpito. Gli Hezbollah rispondono lanciando razzi verso Israele. E così avanti...
Nella crudele logica delle moderne guerre non dichiarate, le vittime non sono tanto combattenti professionisti ma
quasi sempre uomini, donne e bambini che nulla hanno a che vedere con le ragioni che ispirano il conflitto, se
non il fatto di trovarsi al di là di un confine. Così ognuno piange i suoi morti accusando gli altri di barbarie.
Come è noto, noi ci occupiamo di politica solo e soltanto in relazione agli scenari che si aprono agli investitori.
Non siamo cinici, siamo semplicemente professionali. Così tenteremo una breve analisi del vertice del G8, con
particolare attenzione ai temi economici che sono stati affrontati (e non risolti).
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