Il primo G8 organizzato e presieduto dalla Federazione Russa avrebbe dovuto essere l'occasione con la quale
arrivare finalmente alla decisione di ammettere la Russia al WTO (organizzazione mondiale del commercio);
un consesso di 149 paesi, dall'Albania allo Yemen, che incredibilmente non comprende la Federazione Russa
che, a tutt'oggi, risulta "un paese sotto osservazione".
"Vogliamo che la Russia entri nella Wto e continueremo a trattare" ha dichiarato George W. Bush al termine
di un colloquio con Vladimir Putin, avvenuto prima dell'apertura ufficiale del G8. In realtà, l'ennesimo rinvio alla
ammissione della Russia al WTO è dovuto unicamente all'opposizione americana. Mentre, tutti gli altri membri
sarebbero più che favorevoli. D'altra parte, come si fa ad ammettere lo Yemen e non la Federazione Russia?
La diplomazia, comunque, si è messa subito al lavoro. Il capo negoziatore Usa, Susan Schwab, prevede che
Stati Uniti e Russia giungano ad un accordo per un ingresso di Mosca nella World Trade Organization (WTO)
«in due o tre mesi». Per il ministro dell'Economia russo German Gref, una volta raggiunto tale accordo, la
Russia potrebbe entrare a pieno titolo nel WTO dal marzo 2007.
Il veto americano, altrimenti inspegabile, al di là delle argomentazioni tecnico giuridiche adoperate in maniera
strumentale, sembra più che altro una ripicca per il crescente ruolo geopolitico della Russia, grazie alla sua
adesione al Gruppo di Shangai ed al BRIC, una alleanza economica che unisce Brasile, Russia, India e Cina: le
due organizzazioni che più disturbano le ambizioni dei neoconservatori americani.
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D'altra parte, sotto il velo delle cortesie diplomatiche, cova comunque la contrapposizione fra due modi diversi
di vedere il mondo. Alla visione, per così dire, messianica di George W. Bush, che propugna l’applicabilità della
democrazia, anche forzata, ad ogni contesto culturale e sociale; i russi contrappongono invece una geopolitica
pragmatica basata non sulla ideologia ma su solide alleanze economiche.
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George W. Bush, naturalmente, non ha rinunciato al suo consueto predicozzo sulla democrazia e sul rispetto dei
diritti umani. Quando ad aprile lo ha fatto al premier cinese Hu Jintao, questi è stato al gioco. Non ha reagito
citando Abu Graib, Falluja, Guantanamo e le prigioni segrete della CIA dove si pratica sistematicamente la
tortura: ha continuato semplicemente a sorridere.
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Vladimir Putin, forse piccato per l'ennesimo rinvio dell'ammissione al WTO, invece gli ha risposto. Quando
Bush, mancando totalmente di senso del ridicolo, ha auspicato che un giorno la Russia possa prendere a
modello «il nuovo Iraq per la sua democratizzazione», Putin ha risposto sorridendo: "Noi russi di certo non
vogliamo avere lo stesso tipo di democrazia che c’è in Iraq". Gelo diplomatico e risate sotto i baffi.
Dopo i dispetti e le punzecchiature, però Bush e Putin hanno siglato un importantissimo accordo bilaterale sulla
creazione di un network per la lavorazione dell'uranio, destinato al rilancio dell'energia nucleare, che darà alla
Russia un ennesimo ruolo preminente in campo energetico accanto a quelli della produzione di petrolio e gas.
Misteri della geopolitica...
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