Secondo studi condotti sia da compagnie petrolifere che da istituti di ricerca indipendenti, il petrolio diventerà
sempre più raro - e di conseguenza sempre più caro - sino a divenire del tutto antieconomico nel giro di pochi
decenni. Questo spinge alla ricerca di alternative e alla riproposta di una tecnologia energetica che gli Stati Uniti
avevano cessato di prendere in considerazione dagli anni settanta del secolo scorso: la fissione nucleare.
Sino a poco tempo fa, infatti, la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica mondiale era in linea di principio
contraria all’energia nucleare. Il petrolio era a buon mercato e l'effetto serra una ipotesi. Le tendenze, però,
stanno cambiando di fronte a prospettiva di costante crescita del prezzo del greggio, unite ad un insostenibile
crescita dell'inquinamento, dovuta allo sfrenato utilizzo di combustibili fossili come pertolio, gas e carbone.
Naturalmente esistono fonti di energia rinnovabile e non inquinante - eolica, geotermica, idrica, solare - da
utilizzare sia per produrre energia direttamente fruibile, sia per il tramite di un vettore di energia che noi
riteniamo (in sintonia col pensiero del Nobel per la Fisica Carlo Rubbia) sarà la soluzione definitiva di tutti i
nostri problemi: l'idrogeno. E nel frattempo, c'è anche una alternativa economica rappresentata dalle biomasse.
I grandi della terra, però, non sono di questo avviso. Un segnale chiaro è venuto dai leader politici dei paesi
sviluppati: il comunicato stampa del summit G-8 di San Pietroburgo del luglio 2006 ha affermato esplicitamente
che i leader delle principali potenze mondiali sono favorevoli allo sviluppo delle fonti di energia nucleare (per tutti
meno che per l'Iran...) come alternativa ai combustibili fossili. Evidentemente interessi forti spingono in tal senso.
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Il fatto è che chi controlla l'energia controlla il Potere, di conseguenza i potenti sono contrarissimi ad una
produzione energetica "democratica" come quella attuabile con il solare e l'idrogeno, dove ognuno può essere
contemporaneamente produttore, consumatore e persino venditore di energia in surplus alla rete ellettrica.
Con il nucleare, invece, la produzione è necessariamente centralizzata, politicamente controllata dai governi,
economicamente da grandi gruppi finanziari e ditribuita a sudditi-consumatori a condizioni imposte. Quindi i
potenti frenano - o quantomeno non agevolano a sufficienza - il settore delle energie rinnovabili, prodotte con
tecnologie che hanno soltanto bisogno di una diffusione di massa per essere economicamente competitive.
Durante il summit G-8 di San Pietroburgo, celebrate le reciproche punzecchiature di rito su Iraq e Cecenia a
beneficio dei media, Bush e Putin hanno quindi siglato un importantissimo accordo bilaterale per la creazione
di un network per la lavorazione dell'uranio destinato alle centrali nucleari, che potrebbe dare alla Russia un
ennesimo ruolo preminente in campo energetico, accanto a quelli della produzione di petrolio e di gas naturale.
Le schermaglie dialettiche sono per il popolo bue, la logica del Potere è universale... Considerato il contesto
geopolitico e la proliferazione di costosisssimi conflitti per il controllo delle ultime riserve petrolifere, purtroppo vi
sono pochi dubbi circa il fatto l'uranio avrà un ruolo crescente e addirittura strategico. Da qui l'interesse a
esaminare questo settore nella prospettiva che interessa agli investitori.
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Noi, personalmente, siamo contrari alla produzione tramite fissione nucleare con l'utilizzo di uranio: non tanto
per ragioni ideologiche, ecologiche o economiche, quanto per un problema di natura etica connesso all'uso
improprio delle sostanze radioattive che ne derivano come scarto. Tutto un altro discorso, invece, per la fusione
nucleare che non presenta certe controindicazioni. Cercheremo, tuttavia, di essere imparziali. Buona lettura...
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