Negli ultimi quattro anni il prezzo dell'Uranio è passato da 10 a 113$ per Libbra: un rialzo del 1130%
che conferma, se ce ne fosse bisogno, la volontà politica delle grandi potenze - come gli Stati Uniti e la Russia -
di rilanciare la produzione di energia elettrica mediante centrali a fissione nucleare.
Tale volontà politica, svelata al mondo in occasione del summit G-8 di San Pietroburgo del luglio 2006, ha fatto
da volano ad una tendenza rialzista in realtà già in atto dall'estate 2003, accelerandola ulteriormente con la forza
che solo una certezza di favorevoli prospettive di lungo periodo può assegnare.
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Le cause della scelta politica su cui si basa l'accordo stretto fra George Bush e Vladimir Putin sono molteplici,
ma fondamentalmente rispecchiano il riconoscimento da parte degli Stati Uniti dell'importante ruolo strategico
della Russia in tutti i settori dell'energia - gas, petrolio e per l'appunto uranio - ed una ammissione di fatto del
clamoroso fallimento delle politiche energetiche dei neoconservatori americani nello scacchiere mediorientale.
L'abilità di Putin è stata quella di tessere una rete planetaria di alleanze strategiche di cooperazione economica
che vanno dal Gruppo di Shanghai, che comprende Russia, Cina e le repubbliche centroasiatiche ex sovietiche,
al cosidetto BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), al rapporto privilegiato con i più importanti paesi dell'Unione
Europea. Il tutto mentre Bush si impantanava in Iraq e gli Stati Uniti perdevano non solo consensi e simpatie, ma
anche intere areee strategiche di influenza in America Latina e in Africa.
Fra i proponimenti di coloro i quali sarebbero poi diventati poi l'ossatura portante dell'amministrazione Bush,
c'era la creazione di un Grande Medioriente, con capitale Bagdad, diviso in stati-provincia governati da regimi
amici, esteso dal mediterraneo all'oceano indiano e dal mar Caspio al golfo persico, protetto dall'ombrello
nucleare di una potenza regionale fidatissima: Israele.
Questa era la ricetta dei neoconservatori per risolvere la questione energetica del progressivo esaurimento
delle riserve petrolifere: prendere il controllo di quelle esistenti in modo da dominare il pianeta, in attuazione del
Project for the New American Century (Pnac), il manifesto dei neoconservatori per il nuovo secolo americano,
volto ad affermare l'assoluta supremazia morale, politica, economica e militare degli Stati Uniti sul mondo intero
(http://www.newamericancentury.org).
Visto in questa ottica, l'accordo Bush/Putin del luglio 2006 appare come un grande segno di debolezza da parte
dell'ammistrazione Bush che, per la prima volta, sembra rendersi conto che il mondo è grande e non si può
agire contro tutti. Almeno, non contemporaneamente. Un bel attacco all'Iran, magari in vista delle elezioni
presidenziali americane del 2008, a certi falchi neoconservatori potrebbe già bastare...
Quindi, constatata l'impossibilità di ottenere la certezza di un controllo stabile e duraturo sulle maggiori riserve
petrolifere del pianeta, ecco spuntare l'opzione nucleare concordata con la Russia. La quale, a sua volta, non
solo possiede miniere di uranio e tecnologie nucleari civili esportabili, ma anche forti legami politici e economici
nell'ambito del Gruppo di Shanghai.
A fondamento dell'accordo, difatti, la circostanza che al Gruppo di Shanghai appartengono quattro fra i maggiori
produttori di uranio - Kazhakistan, Russia, Uzbekistan e Cina - con un totale di oltre 11.000 tonnellate di metallo
estratto, mentre gli Stati Uniti (che hanno la tecnologia ma di uranio producono solo 1.000 tonnellate) possono
far conto sulle forniture di Canada e Australia che complessivamente superano le 20.000 tonnellate.
Da qui l'accordo nel lanciare i nuovi programmi di centrali a fissione nucleare per tutti (meno che per l'Iran),
improponibili solo pochi anni fa: sono quasi trenta anni che negli Stati Uniti non si costruiscono centrali nucleari.
Recita il motto: "al suon dell'oro cadon le colonne, perdon la fede i giudici e l'onestà le donne". Ed in
questo caso, l'oro verrà fornito dalle due grandi potenze economiche emergenti: la Cina e l'India che, non a
caso, il 2 marzo 2006 ha sottoscritto con gli Stati Uniti un accordo di cooperazione sul nucleare civile...
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