La Cina non si considera una parte del mondo, si considera il centro del mondo. Difatti questo significa il suo
nome cinese: Zhongguó. Se voi foste un vecchio saggio centenario nato a Xiang, vedreste questo centro del
mondo pericolosamente circondato da barbari bramosi di conquistarlo. Tutti aspirano a controllare il centro.
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Questa è la millenaria storia della civiltà cinese che da sempre gioca in difesa contro ogni effimero tentativo di
conquista militare, economica e culturale. Dalle invasioni mongole all’imperialismo giapponese, dal tentativo di
colonizzazione europea all’importazione dell’ideologia marxista, sino alla invadente filosofia dei Mac Donalds…
Il simbolo di questa storica sindrome da accerchiamento è l’unica opera umana visibile dallo spazio: la Grande
Muraglia. La Cina, considerando se stessa il centro del mondo, ha sempre pensato prima di tutto a difendersi.
Il filosofo guerriero Sun Tzu, che ha ispirato per oltre venti secoli tutte le scuole di strategia del pianeta, nel suo
testo base L'arte della guerra scriveva: "il miglior modo di vincere un conflitto è quello di evitarlo".
Nel 1832, duemila anni dopo, il generale prussiano Karl von Clausewitz, nel suo famoso trattato di strategia
militare Vom Kriege, scriveva: "La guerra non è dunque solamente un atto politico, ma un vero strumento
della politica, una sua prosecuzione con altri mezzi".
La differenza di pensiero è più che evidente: per Sun Tzu la guerra è un fallimento della politica, per Karl von
Clausewitz non è altro che uno dei suoi strumenti. La differenza dell'approccio cinese rispetto a quello per così
dire occidentale è tutto qui: da una parte una diplomazia di espansione difensiva, dall'altra una diplomazia di
espansione aggressiva conscia del fatto che - male che vada - una bella guerra si può sempre fare...
Se non si comprende questa non piccola differenza, ben poco si intende della situazione geopolitica attuale e,
quindi, delle prospettive e degli scenari economici mondiali che dovrebbero interessare ogni saggio investitore.
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