La strategia geopolitica cinese, a differenza di quella degli Stati Uniti, si fonda essenzialmente sulla non
ingerenza sui fatti politici interni dei propi partner commerciali. Laddove la visione per così dire messianica
della amministrazione Bush prevede, almeno in teoria, di affiancare le relazioni economiche e commerciali ad
una adesione alla propria visione del mondo da parte dei suoi interlocutori.
Il fatto poi di presentarsi agli occhi del terzo mondo come il primo fra i paesi in via di sviluppo, e di conseguenza
in grado di comprendere e difendere le loro esigenze, pone la Cina in un ulteriore posizione di vantaggio nel
grande gioco geopolitico che si svilupperà nei prossimi decenni. Solo un radicale cambio di strategia da parte
della amministrazione USA potrebbe di fatto evitare il progressivo consolidarsi della egemonia economica
cinese nei paesi in via di industrializzazione.
Come abbiamo più volte segnalato, nel gennaio 1997, con una Dichiarazione di Princìpi resa pubblica, Dick
Cheney, Donald Rumsfeld e Paul Wolfowitz rivelavano il loro progetto secondo il quale il XXI secolo sarebbe
stato il Nuovo Secolo Americano, grazie al loro impegno a garantire l'assoluta supremazia morale, politica,
economica e militare degli Stati Uniti sul mondo intero (vedi programma neocons)
Uno dei punti di forza del progetto americano era la creazione di un Grande Medioriente dal mediterraneo
all'oceano indiano e dal mar Caspio al golfo persico, governato da regimi amici che assicurassero il controllo
delle maggiori risorse petrolifere del pianeta. La guerra all'Iraq fu decisa allora. Mentre, però, le ambizioni dei
neoconservatori americani si andavano ad impantanare a Bagdad - nelle loro intenzioni futuro centro capitale
del Grande Medioriente - il paziente lavorio dei cinesi sottraeva agli americani delle aree di influenza che
venivano date ormai per acquisite.
Da come stanno andando le cose, il nuovo secolo pare sarà invece il secolo cinese, sia per il prevedibile futuro
controllo degli standard tecnologici di produzione (già illustrato nel nostro articolo Rompicapo Cinese), sia
per la strategia di penetrazione economica, e indirettamente anche politica, attuata da Pechino in aree
tradizionalmente di influenza americana. Il che, ovviamente, a Washington dà molto fastidio....
La contromossa dei neoconservatori americani è stata quella di creare tensioni al fine di innescare una nuova
corsa agli armamenti (non solo con la Cina ma anche con la Russia) con il duplice fine di sottrarre agli avversari
delle risorse economiche altrimenti destinate allo sviluppo, e di premiare tangibilmente la grande industria degli
armamenti che sostiene il loro movimento. Due piccioni con una fava, insomma.
Tale contromossa può irritare i cinesi, non certo impensierirli. La Cina nei riguardi degli Stati Uniti si trova infatti
in una posizione di forza sotto tutti i punti di vista. Militarmente è una potenza atomica ed un boccone tanto
grande da risultare indigeribile persino per una iperpotenza planetaria. Senza contare la vasta rete di alleanze
costruita pazientemente dai cinesi in questi anni, circostanza che aprirebbe scenari da terza guerra mondiale.
Economicamente, poi, la Cina ha capitali di imprese americane investiti nel suo territorio per centinaia di
miliardi di dollari e possiede enormi riserve valutarie (1200 miliardi di dollari) che la pongono nella condizione di
essere il maggior creditore del debito pubblico americano. Questo senza contare gli investimenti cinesi attuali e
futuri a beneficio di società americane. Farle un danno significcherebbe danneggiare innanzitutto l'econonomia
americana, e quindi a quella globale. Ci si può limitare al massimo ai dispetti...
La situazione è tale che, mentre i repubblicani sognano un ritorno alla guerra fredda ed i democratici ad un
anacronistico protezionismo, la Cina apre le sue frontiere. Forte di un avanzo della bilancia commerciale di 250
miliardi di dollari previsto per il 2007 e di una crescita della ricchezza annua superiore al 11%, la Cina rischia
di divenire paradossalmente un campione di neoliberismo, in contrasto con chi del liberismo ha fatto
bandiera!
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